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Il 2 novembre a Napoli: il culto dei morti, le Fontanelle e le anime pezzentelle — Tradizioni · novembre 2026
10b — Itinerari

Il 2 novembre a Napoli: il culto dei morti, le Fontanelle e le anime pezzentelle

📍 Tradizioni · novembre 2026

A Napoli i morti non se ne vanno mai del tutto. Stanno sotto le chiese, nelle cave di tufo, dietro le grate che danno sulla strada, e a novembre tornano al centro della conversazione come parenti che arrivano per pranzo. Il 2 novembre, commemorazione dei defunti, la città va ai cimiteri; ma per capire perché qui la morte ha un tono così familiare bisogna scendere in due posti: le Fontanelle e il Purgatorio ad Arco.

Le Fontanelle: cosa è documentato

Il Cimitero delle Fontanelle è una cava di tufo ai piedi della collina di Materdei, nel Rione Sanità. Quando nelle chiese cittadine finì lo spazio per le sepolture, le cave dismesse vennero usate come ossari. Qui finì una parte dei morti della peste del 1656 e poi quelli del colera del 1836-37. Nel 1872 il canonico Gaetano Barbati, aiutato da donne del quartiere, riordinò le ossa nelle tre navate che si vedono ancora: dei Preti, degli Appestati e dei Pezzentelli, su circa 4.000 metri quadrati. Si parla spesso di 40.000 resti: è una stima, non un conteggio.

Una precisazione sulla voce più famosa: tra i morti del colera portati qui ci sarebbe Giacomo Leopardi. Lo stesso gestore del sito scrive «forse». È un'ipotesi, non un fatto, e la tomba ufficiale del poeta resta quella del Parco Vergiliano, a Mergellina.

Il culto, e il divieto del 1969

Dal riordino nacque il culto delle anime pezzentelle. Il devoto, quasi sempre una donna, sceglieva un cranio non ancora adottato, la capuzzella, lo puliva e pregava per dare refrisco, sollievo, a quell'anima rimasta senza nome e senza preghiere. In cambio chiedeva una grazia, a volte numeri da giocare al lotto, attesi in sogno. Se la grazia arrivava, il teschio passava dal fazzoletto ricamato a un cuscino e a una teca con la data; se non arrivava, veniva girato verso il muro e si sceglieva un'altra anima. Nel 1969 il cardinale Corrado Ursi chiuse l'ossario e proibì il culto, giudicandolo feticismo. La devozione è sopravvissuta lo stesso, come racconta la nostra pagina sulle anime pezzentelle.

Le leggende vanno raccontate come leggende. 'A capa che suda, il cranio di donna Concetta, sarebbe sempre umido: se la mano si bagna, la grazia è concessa. La spiegazione più semplice è l'ambiente, perché lo stesso gestore avverte che dentro l'umidità è più alta che fuori. Il Capitano, il teschio dall'occhio nero, ha una storia di sposalizio e vendetta tramandata, tra gli altri, da Roberto De Simone: bella da sentire, senza alcun riscontro.

Come si visita oggi

Chiuse nel 2020 per lavori, le Fontanelle sono state affidate nel 2023 alla cooperativa La Paranza, la stessa delle Catacombe di San Gennaro, e hanno riaperto al pubblico il 19 aprile 2026. Sono aperte tutti i giorni dalle 10 alle 18, ultimo ingresso alle 17.15; restano chiuse il mercoledì e il 25 dicembre. Il lunedì e il venerdì dalle 9 alle 10 l'area della preghiera è aperta al culto. Il 2 novembre 2026 cade di lunedì, quindi è un giorno di apertura.

La prenotazione è obbligatoria. Si entra ogni 15 minuti in gruppi di massimo 25 persone accompagnati dal personale, per non più di 40 minuti. Il gestore indica biglietti a partire da 6 euro con l'audioguida e da 8 euro con la visita guidata; la visita è gratuita per i residenti della II e della III Municipalità. Senza prenotazione si comprano sul posto solo i biglietti rimasti. Dentro fa più freddo che fuori, il telefono prende poco (l'app dell'audioguida va scaricata prima) e si parla a bassa voce. La fermata della metro più vicina è Materdei, sulla Linea 1, a circa dieci minuti a piedi.

Il Purgatorio ad Arco, in via dei Tribunali

La congregazione nacque nel 1605 per far dire messe in suffragio delle anime del Purgatorio; la chiesa, di inizio Seicento, è legata al nome di Cosimo Fanzago. Per i napoletani è 'a chiesa d''e cape 'e morte. Sopra c'è il barocco; sotto, attraverso un'apertura nel pavimento, l'ipogeo: una seconda chiesa spoglia, con una tomba anonima al centro circondata da catene nere e le pareti piene di nicchie e altarini. Le grate che danno sulla strada permettono ancora oggi di pregare dal marciapiede.

L'anima più amata è Lucia, un teschio con velo da sposa e corona. Secondo la tradizione era una principessa morta giovanissima subito dopo le nozze, ed è diventata protettrice delle spose; nessun documento ne conferma l'identità. Il complesso, che comprende anche un museo, è aperto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 17 e la domenica dalle 10 alle 14; dal 1° ottobre 2026 il biglietto intero costa 8 euro.

Gli altri ipogei

Sotto la basilica di Santa Maria della Sanità ci sono le Catacombe di San Gaudioso, con affreschi paleocristiani e sepolture del Seicento, gestite anche queste da La Paranza: chiuse il mercoledì, prenotazione obbligatoria. Per mettere insieme la giornata c'è la nostra guida a cosa fare alla Sanità.

Il torrone dei morti

In pasticceria il giorno dei morti ha un nome: 'o murticiello, il torrone dei morti. È morbido, con un guscio di cioccolato e un ripieno cremoso, spesso con nocciole intere; la forma allungata è stata paragonata a una piccola bara, ma questo è un racconto più che un fatto, e non esiste una data di nascita documentata. I teschi e le bambole di zucchero sono invece una tradizione soprattutto siciliana: a Napoli il dolce dei morti è il torrone, e lo si regala.

Ernesto de Martino, per chi vuole andare a fondo

L'antropologo Ernesto de Martino, nato a Napoli nel 1908, non ha studiato le Fontanelle: Morte e pianto rituale (1958) nasce dalle ricerche sul lamento funebre in Basilicata. Ma la sua idea che il rito serva a reggere la crisi aperta da un lutto aiuta a leggere anche le capuzzelle. Questa è un'interpretazione nostra, non la sua.

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