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Le anime pezzentelle: adottare un morto — Leggende e misteri
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Le anime pezzentelle: adottare un morto

📍 Leggende e misteri Culto popolare · vietato nel 1969

Scegli un cranio tra migliaia. Lo pulisci. Gli costruisci una piccola teca, ci metti un fiore, una fotografia, un biglietto. Torni a trovarlo, gli parli, gli racconti come vanno le cose. E in cambio gli chiedi di occuparsi di te. Non è una metafora: a Napoli si è fatto davvero, per secoli, e chi lo faceva non lo trovava strano.

Come nasce

Le epidemie e le carestie riempirono Napoli di morti senza nome. La peste del 1656 da sola uccise una parte enorme della popolazione. I corpi finivano in cave di tufo e ossari collettivi, il più grande dei quali è il Cimitero delle Fontanelle.

Nell'Ottocento il parroco Gaetano Barbati fece riordinare quei resti, disponendoli come si vedono ancora oggi. Fu quel gesto — dare ordine a un caos di ossa — a rendere possibile il culto: da un mucchio anonimo si poteva finalmente scegliere.

Come funzionava

Il devoto — quasi sempre una donna — sceglieva un cranio, detto «capuzzella». Lo puliva, lo custodiva, gli dedicava preghiere.

L'anima corrispondente era considerata un'anima pezzentella: mendicante, bisognosa di suffragi per uscire dal purgatorio. Le preghiere del vivo le davano refrisco, refrigerio. In cambio, l'anima intercedeva.

Se l'anima appariva in sogno e comunicava il proprio nome, il rapporto era considerato consolidato. Da quel momento la capuzzella aveva un'identità, e spesso una storia.

I crani famosi

Alcuni acquistarono fama in tutta la città per la loro presunta efficacia, e i devoti facevano la fila. 'A capa 'e Lucia — una giovane sposa, invocata dalle ragazze — e il capitano, temuto e rispettato, sono i più raccontati.

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Nella chiesetta di Santa Luciella ai Librai si trova invece 'a capa 'e morte cu 'e recchie: un cranio con un'anomalia ossea che ricorda due orecchie. La lettura popolare fu immediata — quello sente meglio degli altri — e per generazioni ci si andò a parlare.

Che cosa era davvero

Un modo di gestire il dolore e il bisogno. In una città dove morire era comune e sopravvivere incerto, il culto stabiliva un rapporto reciproco con i morti: non contemplazione, ma scambio.

Era anche, in gran parte, una pratica femminile e popolare, condotta fuori dal controllo della parrocchia. Non è un dettaglio: spiega perché fu guardata con sospetto.

Il divieto

Nel 1969 l'arcivescovo di Napoli, cardinale Corrado Ursi, dichiarò il culto non conforme alla dottrina e ne vietò la pratica. Il Cimitero delle Fontanelle fu chiuso.

È stato riaperto al pubblico nel 2010. Il culto in senso stretto non si pratica più, ma capita ancora di trovare un fiore fresco davanti a una nicchia. Nessuno lo mette lì per i turisti.

Dove vederlo

Cimitero delle Fontanelle, rione Sanità: ingresso gratuito. Santa Luciella ai Librai, centro storico: visita guidata breve. Catacombe di San Gaudioso, sotto la Basilica della Sanità: si visitano con guida.

Vale la pena entrarci sapendo che cosa si sta guardando. Non è un luogo macabro: è un luogo dove una città ha trovato il modo di non lasciare nessuno completamente solo, nemmeno da morto.

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