Dal munaciello alle leggende dei vicoli: il folklore che ha attraversato i secoli.

Fu uccisa dai sicari inviati da suo marito, il principe e compositore Carlo Gesualdo. È uno dei fatti di cronaca più documentati del Cinquecento napoletano, e attorno gli si è costruita una leggenda di fantasmi.

Lo spirito dispettoso e generoso che, secondo la tradizione popolare, abita ancora le case più antiche di Napoli.

La sirena il cui corpo, secondo il mito greco, diede origine alla città: la storia di Partenope e del suo legame con Castel dell'Ovo.

La presenza benevola che, secondo la tradizione popolare napoletana, veglia sulle case e sulle famiglie che la accolgono con rispetto.

Perché il piccolo corno rosso appeso a portachiavi e collane è diventato uno dei simboli scaramantici più riconoscibili della cultura napoletana.

La liquefazione del sangue del santo patrono, un rito che si ripete da secoli nel Duomo di Napoli e che resta al centro dell'identità religiosa cittadina.

A Napoli i sogni si traducono in numeri. Un sistema di corrispondenze vecchio di secoli che è insieme gioco, linguaggio e consolazione.

Nel Medioevo i napoletani non ricordavano Virgilio come poeta, ma come il mago che aveva riempito la città di talismani.

Inventore, massone, scomunicato: l'uomo che costruì la Cappella Sansevero e le due macchine anatomiche che nessuno riusciva a spiegarsi.

Per secoli i napoletani hanno scelto un cranio senza nome, gli hanno dato un nome e gli hanno chiesto protezione. È il rito più napoletano che esista.

In una chiesa di Mergellina c'è un dipinto in cui il demonio sconfitto ha il volto di una donna. E una storia che i napoletani raccontano da cinque secoli.

La monaca di Santa Chiara, la regina di Palazzo Donn'Anna, i prigionieri di Sant'Elmo. Storie di apparizioni, e i luoghi veri a cui si attaccano.

Draghi che divorano il Sole, demoni decapitati, lupi norreni e re sostitutivi: da dove viene l'idea che l'eclissi porti sfortuna, e qual è invece il pericolo vero.