Basta guardare la facciata per capire che questa chiesa racconta qualcosa di diverso dalle altre del centro storico: teschi e ossa incrociate scolpiti nella pietra, in bella vista sopra il portale d'ingresso, senza alcun tentativo di attenuarne l'impatto visivo. Santa Maria del Purgatorio ad Arco, costruita tra il 1616 e il 1638, è il cuore di uno dei fenomeni di devozione popolare più particolari e meno conosciuti fuori Napoli: il culto delle anime pezzentelle.
Il nome deriva da «pezzente», povero, mendicante: le anime pezzentelle sono le anime dei defunti dimenticati, senza famiglia che preghi per loro, senza nome, senza sepoltura degna — le più bisognose di suffragio, secondo la teologia popolare del Purgatorio. La tradizione, sviluppatasi soprattutto tra Sei e Settecento e mai del tutto scomparsa, prevedeva che i fedeli «adottassero» simbolicamente un teschio nell'ipogeo sotterraneo della chiesa, lo pulissero, lo decorassero, gli dedicassero preghiere costanti — in cambio, secondo la credenza, l'anima soccorsa avrebbe intercesso presso Dio per grazie e favori terreni.
È un culto che la Chiesa ufficiale non ha mai pienamente approvato — al punto che le autorità ecclesiastiche lo scoraggiarono più volte nel corso del Novecento, arrivando a chiudere temporaneamente l'accesso all'ipogeo negli anni Settanta — ma che la devozione popolare napoletana ha mantenuto vivo per secoli attraverso un rapporto quasi personale, affettivo, con questi resti anonimi. Il teschio più celebre, ancora oggi meta di grande devozione popolare, è quello soprannominato «Lucia», una giovane donna la cui identità reale rimane sconosciuta, ma il cui teschio è tra i più venerati e decorati dell'intero ipogeo.
L'interno della chiesa in superficie è un barocco più contenuto rispetto ad altre chiese del centro storico, con un impianto ellittico insolito per Napoli e altari dedicati al tema della morte e della redenzione delle anime purganti — un programma decorativo interamente coerente con la missione devozionale del luogo.
L'ipogeo, dopo anni di chiusura intermittente, oggi è visitabile con visite guidate regolari: scendere tra le nicchie scavate nel tufo, ciascuna con i propri resti e i propri ex voto lasciati dai devoti nel corso dei decenni, resta un'esperienza che divide profondamente i visitatori — c'è chi la trova macabra, chi la trova commovente, chi la considera una delle testimonianze più autentiche e meno filtrate della spiritualità popolare napoletana.
Le visite guidate all'ipogeo si svolgono a orari prestabiliti e i posti sono limitati per ragioni di sicurezza dello spazio sotterraneo: prenotare con qualche giorno di anticipo, soprattutto nei weekend, evita di arrivare sul posto e trovare i turni già esauriti.
Per chi vuole andare oltre gli itinerari più battuti del centro storico, Santa Maria del Purgatorio ad Arco — proprio su via dei Tribunali, quindi facilmente raggiungibile — offre uno sguardo su un aspetto di Napoli che raramente entra nelle guide turistiche convenzionali: il rapporto quotidiano, quasi domestico, che la città ha sempre coltivato con la morte, la memoria e il soprannaturale.
| Lunedì | 10:00–17:00 |
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| Martedì | 10:00–17:00 |
| Mercoledì | 10:00–17:00 |
| Giovedì | 10:00–17:00 |
| Venerdì | 10:00–17:00 |
| Sabato | 10:00–17:00 |
| Domenica | 10:00–14:00 |
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