Nel 1809 Murat costruì un ponte per andare a Capodimonte senza attraversare questo rione. Il ponte passa sopra la Sanità, e da allora chi saliva non ci passava più in mezzo: ci passava sopra. Duecento anni di isolamento cominciano lì. E il fatto che oggi ci si scenda apposta è la storia più interessante di Napoli contemporanea.
Un vallone tra il centro antico e la collina di Capodimonte, fuori le mura antiche. Fu per secoli zona di sepolture — da cui le catacombe — e poi quartiere popolare densissimo.
Il nome viene dalla presunta salubrità dell'aria, cosa che nei secoli successivi è diventata un'ironia involontaria.
Le catacombe erano chiuse e abbandonate, le chiese inaccessibili, i palazzi barocchi sconosciuti a chi non ci abitava.
Dal 2006 sono gestite dalla cooperativa La Paranza, nata da un gruppo di giovani del rione con il sostegno della comunità parrocchiale. Il progetto ha creato lavoro nel quartiere e riportato migliaia di visitatori in una zona che il turismo evitava.
È citato tra i casi italiani più riusciti di rigenerazione dal basso attraverso il patrimonio. E si sente nelle visite: chi te le racconta ha un interesse personale a raccontarle bene.
San Gennaro — le più estese del Sud Italia, due livelli di gallerie larghe come strade, affreschi dal II secolo e la più antica raffigurazione conosciuta del patrono con l'aureola.
San Gaudioso — sotto la Basilica della Sanità, con le sepolture a scolatura seicentesche: nicchie dove i corpi venivano essiccati in posizione seduta, il cranio murato e il resto del corpo dipinto sulla parete.
Il biglietto è cumulativo tra le due. Visita solo guidata: prenota, nei fine settimana si riempiono.
Palazzo dello Spagnolo (1738) e Palazzo Sanfelice (1726), entrambi con la scala «ad ali di falco» aperta sul cortile, attribuita o dovuta a Ferdinando Sanfelice. Il secondo se lo costruì per sé.
Il cortile è liberamente accessibile e gratuito in entrambi. Sono condomini abitati: si entra, si guarda, si esce, senza salire ai piani e senza fotografare le finestre delle case.
Una cava di tufo alta come una navata, con i resti di decine di migliaia di persone. Qui si praticava il culto delle anime pezzentelle: si adottava un cranio anonimo, lo si puliva, gli si dava un nome, e in cambio si chiedeva protezione.
Vietato dall'arcivescovo nel 1969, riaperto al pubblico nel 2010. Ingresso gratuito.
Non è un luogo macabro: è il posto che spiega meglio di qualsiasi altro il rapporto di questa città con i propri morti.
Costruita tra il 1602 e il 1613 da fra' Nuvolo, con la cupola rivestita di maioliche gialle e verdi che si vede dal ponte. L'altare è rialzato su una doppia scala perché sotto ci sono le catacombe: il sacro e i morti, uno sopra l'altro.
È dedicata anche a San Vincenzo Ferrer, che qui chiamano 'o Munacone.
Mezza giornata — le catacombe di San Gennaro e i due palazzi. È il giro essenziale.
Una giornata — aggiungi San Gaudioso, la basilica e le Fontanelle, con calma e una sosta a pranzo.
Due giornate hanno senso solo se dormi qui. È un quartiere piccolo: quello che serve è camminarlo, non tornarci.
Qui si mangia come si mangiava in casa e costa quello che costava: genovese, ragù, pasta e patate con la provola. Tra i prezzi più bassi della città, spesso sotto i venti euro per una trattoria completa.
E la pizza fritta, che alla Sanità non è un'esperienza da provare: è il pranzo.
Negli ultimi anni sono nate cucine giovani, spesso legate a cooperative sociali del rione. Ristoranti · pizzerie · dove dormire.
È diventata una delle zone più convenienti di Napoli: b&b ricavati nei piani nobili di palazzi settecenteschi, prezzi bassi, e il centro storico a dieci minuti a piedi.
Chiedi sempre piano e ascensore: qui i palazzi sono alti e le scale ripide.
Da piazza Cavour (metropolitana Linea 1 e Linea 2) a piedi in dieci minuti, oppure con l'ascensore pubblico che collega il ponte della Sanità alla zona bassa.
Verifica gli orari dell'ascensore: chiude prima di quanto ci si aspetti, e la risalita a piedi è impegnativa.
Non venire in auto: strade strette, parcheggio inesistente.
La Sanità ha una fama che precede la realtà attuale. Sulle strade principali — via dei Vergini, via Arena della Sanità — è frequentata e tranquilla anche la sera.
Nelle traverse alte e deserte, di notte, vale la prudenza normale di qualsiasi grande città: telefono in tasca, niente scorciatoie al buio. Nulla di diverso da quello che faresti a Roma.
Perché è l'unico posto a Napoli in cui puoi vedere, nello stesso pomeriggio, un affresco del II secolo, una scala barocca che gli architetti studiano in tutto il mondo, e un quartiere che si è rimesso in piedi da solo. Le tre cose stanno a cinquecento metri l'una dall'altra.