
Foto: Antonio Mette · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Al Sud siamo abituati a pagare di più tante cose che dovrebbero costare uguale ovunque. Il carburante, quest'autunno, è una di queste: in Campania la benzina costa in media cinque centesimi in più che in Liguria, il gasolio cinque in più che nel Lazio. Abbiamo cercato di capire perché, partendo dai dati di ogni singolo distributore e non dalle spiegazioni già pronte.
In Italia esistono due grandi famiglie di distributori: quelli con il marchio di una compagnia petrolifera, Eni, Q8, IP, Esso, Tamoil, e le cosiddette pompe bianche, impianti indipendenti senza un marchio nazionale. Di solito le pompe bianche si scelgono per risparmiare. Quest'autunno è il contrario. La mattina del 17 ottobre 2026, in Campania, la benzina self costava in media:
Per il gasolio è uguale: 2,190 nelle Eni, 2,303 nelle pompe bianche. Undici centesimi di differenza al litro.
Dal 28 settembre Eni ha fissato per trenta giorni un tetto di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio, seguita da IP, Q8 e Tamoil. È esattamente il prezzo medio delle stazioni Eni campane: il tetto funziona. Ma vale solo negli impianti di chi lo ha deciso. Le pompe bianche comprano il carburante sul mercato all'ingrosso e non ne fanno parte.
E qui entra la Campania. Nella nostra regione un distributore su tre (33%) è una pompa bianca. Nel resto d'Italia uno su otto (13%). Il tetto delle grandi compagnie copre quindi, in Campania, una parte molto più piccola dei distributori, e la media regionale resta più alta. È il motivo più concreto che i dati mostrano, ed è anche quello che pesa di più sulla classifica di queste settimane.
Va detto con chiarezza dove finisce il fatto e dove comincia l'interpretazione. I numeri sono fatti: la quota di pompe bianche e i prezzi medi per marchio vengono dai dati ufficiali. Che sia questa la causa principale del divario è una nostra lettura: è coerente con i dati, ma non è stata verificata da uno studio indipendente.
Anche prima del tetto, il Sud pagava un po' di più. Le spiegazioni che si leggono più spesso sono legate alla logistica, cioè alla distanza dai depositi e dalle raffinerie e al costo del trasporto, e alla concorrenza: dove i distributori sono pochi e lontani fra loro, i prezzi scendono meno. È anche il motivo per cui nel comune di Napoli, con tanti impianti vicini, la benzina costa in media 2,039 contro i 2,056 del resto della provincia, e sulle isole del golfo supera i 2,17. Sono spiegazioni sensate, ma non le abbiamo misurate una per una: le riportiamo come tali.
Finché il tetto resta in vigore, in Campania conviene guardare il marchio prima del cartello, e non dare per scontato che l'impianto senza insegna sia il più economico. Tutti i consigli pratici sono in fare il pieno a Napoli spendendo meno; i numeri completi, regione per regione e provincia per provincia, in i dati di 1.600 distributori.
Prezzi e marchi: open data del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, estrazione del 17 ottobre 2026, distributori stradali in self service, calcoli nostri. Il tetto delle compagnie: Motor1 e Sky TG24.