Napoli per chi vuole fare un itinerario fotografico dedicato ai balconi
I balconi napoletani sono uno dei soggetti fotografici più caratteristici della città e, allo stesso tempo, uno dei più trascurati da chi cerca solo i grandi monumenti. Panni stesi, piante, ringhiere in ferro di epoche diverse raccontano la vita quotidiana meglio di molte facciate intere. Ecco dove andarli a cercare, con quale luce e con quali regole.
Guardare in alto
Nei vicoli del centro antico, nei Quartieri Spagnoli e alla Sanità la vita della strada sale ai piani: i balconi sono stendini, orti, salotti, punti di osservazione. Fermati, alza lo sguardo e scegli una prospettiva. Nelle strade larghe pochi metri un obiettivo grandangolare ti aiuta a tenere insieme facciata e cielo; un medio tele isola un solo balcone e il suo racconto.
Quartieri Spagnoli: la griglia
Il reticolo di strade che sale da via Toledo verso Sant'Elmo nasce nel Cinquecento, voluto dal viceré Pedro de Toledo per alloggiare le guarnigioni spagnole. Le facciate sono vicine, i balconi si guardano da un lato all'altro della strada e i panni attraversano il vicolo. A livello della strada ci sono i bassi, le case al piano terra di cui abbiamo raccontato in I bassi: vivere al piano terra. Ci arrivi con la Linea 1, fermata Toledo. Più storia del quartiere in Quartieri Spagnoli.
Sanità: scale aperte e ballatoi
Alla Sanità il balcone si fa architettura. In via Vergini 19 c'è il Palazzo dello Spagnolo, del 1738, con la scala a doppia rampa «ad ali di falco» di Ferdinando Sanfelice: i ballatoi aperti sul cortile funzionano come una sequenza di balconi sovrapposti. Poco lontano, in via Arena della Sanità 6, c'è il Palazzo Sanfelice, la casa che l'architetto costruì per sé. Sono condomini abitati: si guarda dal cortile, senza salire. Il mercato quotidiano di via Vergini, la mattina, aggiunge banchi e voci alla scena. Arrivi con la Linea 1 a Museo o la Linea 2 a piazza Cavour.
Il balcone della storia
In piazza Sette Settembre c'è un balcone al primo piano di Palazzo Doria d'Angri da cui, nel 1860, fu proclamata l'annessione al Regno di Sardegna: lo raccontiamo in Palazzo Doria d'Angri, il balcone di Garibaldi. Si fotografa dalla piazza, in qualsiasi momento.
Il Novecento a Chiaia
Per cambiare epoca sali a Chiaia. In fondo a via dei Mille, in via Filangieri, il Palazzo Mannajuolo, costruito tra il 1909 e il 1911 su progetto di Giulio Ulisse Arata, è uno degli esempi più riusciti del liberty napoletano: facciata a pieni e vuoti, grandi vetrate. Le strade intorno sono il posto per confrontare ringhiere, mensole e logge di inizio secolo con quelle dei vicoli. Linea 2 a piazza Amedeo o funicolare di Chiaia.
Panni, piante, insegne
I panni stesi non sono un disturbo da escludere dall'inquadratura: sono parte del linguaggio visivo della città. Lo stesso vale per le tende improvvisate, le piante, le vecchie insegne riadattate. Ogni balcone racconta l'epoca in cui è stato costruito e le mani che lo hanno modificato.
La luce, stagione per stagione
Nei vicoli il sole arriva sulle facciate solo per poche ore. In estate cerca le ore del mattino; tra novembre e febbraio il sole è basso e la luce utile si concentra a metà giornata. Tieni conto che a Napoli il sole tramonta verso le 17 a inizio novembre e intorno alle 16.40 a dicembre. Le giornate coperte danno una luce uniforme, ottima per i colori. A dicembre luci e decorazioni cambiano la scena: vale un'uscita serale.
Un itinerario di mezza giornata
- Mattina: Linea 1 a Toledo, salita nei Quartieri Spagnoli, poi giù lungo via Toledo fino a piazza Dante.
- Tarda mattinata: Linea 1 da Dante a Museo e salita alla Sanità per via Vergini, Palazzo dello Spagnolo e Palazzo Sanfelice.
- Pomeriggio, se hai ancora luce: Chiaia, tra via dei Mille e via Filangieri.
Rispetto e distanza
I balconi sono spazi abitati, non set fotografici. Non zoomare dentro le finestre aperte, chiedi prima di fotografare le persone riconoscibili e non fermarti in mezzo a un vicolo dove passano motorini. Per altri consigli sul fotografare in strada leggi Napoli per chi ama la street photography.
Un itinerario dedicato ai balconi mostra una Napoli vista dal basso verso l'alto: l'esatto contrario del punto di vista con cui la città viene quasi sempre raccontata.