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La leggenda di Partenope — Leggende e misteri
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La leggenda di Partenope

📍 Leggende e misteri Il mito fondativo di Napoli

Napoli ha una sirena per madre, e i napoletani si chiamano ancora «partenopei». Ma dietro il nome ci sono tre cose diverse che vale la pena tenere separate: un mito greco, un insediamento reale e una serie di leggende aggiunte nei secoli.

Il mito

Nel racconto più diffuso Partenope è una delle sirene che cercano di attirare Ulisse con il canto. L'eroe, avvertito dalla maga Circe, fa tappare con la cera le orecchie ai compagni e si fa legare all'albero della nave. Sconfitte, le sirene si gettano in mare; il corpo di Partenope arriva sulla costa del golfo, sull'isolotto di Megaride, dove oggi c'è Castel dell'Ovo, e lì gli abitanti le danno sepoltura.

Un dettaglio che si dimentica: le sirene greche non erano donne-pesce ma donne-uccello. La coda di pesce arriva dopo, nell'immaginario medievale. A Napoli sopravvivono entrambe le versioni.

Cosa dicono davvero le fonti antiche

L'Odissea non dà nomi alle sirene. Il nome Partenope compare in testi greci posteriori, come l'Alessandra di Licofrone, poema del III secolo a.C., che parla della sua tomba e dei riti in suo onore. Il geografo Strabone, in età augustea, ricorda che a Neapolis si mostrava la tomba della sirena e che si celebravano gare in suo onore. Fonti antiche parlano anche di una corsa con le fiaccole, la lampadedromia, legata a un ammiraglio ateniese, Diotimo, e a un oracolo. Sulle monete di Neapolis compare spesso una testa femminile che molti studiosi identificano con Partenope, anche se l'identificazione non è certa. Questo è il punto importante: il culto di Partenope era reale e pubblico, anche se la sirena no.

Cosa è storia

Un insediamento chiamato Parthenope esisteva davvero: i coloni greci di Cuma lo fondarono tra Megaride e la collina di Pizzofalcone. Più tardi, nel V secolo a.C., accanto nacque una città nuova, Neapolis, e il primo nucleo fu chiamato Palepoli, la «città vecchia». La storia di questa fondazione è raccontata nel nostro capitolo sul mito di Partenope.

L'uovo di Virgilio

Il secondo strato è medievale. Nel Medioevo il poeta Virgilio, che a Napoli aveva vissuto ed era sepolto, diventa nella fantasia popolare un mago protettore della città. Testi come la Cronaca di Partenope raccontano che avrebbe nascosto un uovo nelle fondamenta del castello sul mare: finché resta intatto, la città è salva. Da qui il nome Castel dell'Ovo. Si racconta anche che, al tempo di Giovanna I, un crollo nel castello abbia fatto temere che l'uovo si fosse rotto, e che la regina abbia dovuto rassicurare la popolazione. È leggenda, non cronaca documentata. La storia completa è nella scheda sull'uovo di Virgilio.

La versione romantica

Nell'Ottocento Matilde Serao, nelle sue Leggende napoletane, racconta una Partenope diversa: non una sirena ma una fanciulla greca fuggita per amore con Cimone, che sul golfo fonda una città. È un'invenzione letteraria, bella da leggere, ma non ha basi antiche.

Dove trovare Partenope oggi

Castel dell'Ovo, sull'isolotto di Megaride, è il luogo del mito: oggi è chiuso al pubblico per lavori fino a data da destinarsi, ma si guarda da fuori dal Borgo Marinari e dal ponte che lo collega al lungomare (qui la scheda). In via Mazzocchi, all'angolo con via Duomo vicino alla chiesa di Santa Caterina della Spina Corona, c'è la fontana detta della Spinacorona o «delle zizze»: una sirena che spegne con il latte il fuoco del Vesuvio. Quella in strada è una copia di Achille D'Orsi; l'originale cinquecentesco è al Museo di San Martino. In piazza Sannazaro, a Mergellina, c'è la fontana della Sirena. E il nome resta ovunque: via Partenope sul lungomare, l'aggettivo «partenopeo», infinite insegne.

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