Il nome stesso di Napoli affonda le radici in un mito che i greci portarono con sé quando fondarono la città, allora chiamata Neapolis — «città nuova» — sul sito di un insediamento precedente noto come Parthenope. Secondo la leggenda tramandata dalla tradizione classica, Partenope era una delle sirene dell'Odissea omerica: creature per metà donna e per metà uccello (nella tradizione greca più antica, prima che l'iconografia medievale le trasformasse in figure per metà pesce), il cui canto ammaliava i naviganti attirandoli verso la morte.
Il mito racconta che, dopo il fallimento del proprio canto contro Ulisse — l'unico eroe capace di resistere alla sua voce, legato all'albero della nave secondo lo stratagemma suggerito dalla maga Circe — Partenope si lasciò morire per il dolore, e il suo corpo fu trasportato dalle onde fino a incagliarsi su un isolotto del golfo di Napoli, quello su cui oggi sorge Castel dell'Ovo. Fu lì, secondo la leggenda, che i primi abitanti greci della zona le tributarono onori funebri, dando il suo nome all'insediamento che sarebbe poi diventato una delle città più importanti della Magna Grecia.
Il legame tra Partenope e Castel dell'Ovo non si esaurisce nel mito della sirena: la tradizione popolare medievale aggiunse un secondo strato leggendario, attribuendo al poeta latino Virgilio — venerato a Napoli nel Medioevo come mago più che come letterato — la creazione di un uovo magico nascosto nelle fondamenta del castello, capace di proteggere la città finché fosse rimasto intatto. Da qui il nome stesso della fortezza, «Castel dell'Ovo», e la superstizione popolare secondo cui la sua rottura avrebbe portato sciagure sulla città, un timore che secondo le cronache si riaccese concretamente durante il regno della regina Giovanna I d'Angiò, quando si narra che l'uovo fosse stato sostituito di nascosto proprio per scongiurare il panico popolare dopo che l'originale si era danneggiato.
Questi due strati leggendari — la sirena greca e l'uovo magico medievale — si sono fusi nel tempo in un'unica mitologia stratificata che è oggi parte dell'identità stessa della città: Napoli non ha semplicemente un mito di fondazione, ma un intero sistema di racconti che si sono accumulati epoca dopo epoca sullo stesso luogo fisico, lo scoglio di Megaride su cui sorge Castel dell'Ovo, rendendolo uno dei punti più densi di stratificazione simbolica dell'intera città.
Il nome Partenope, del resto, non è mai scomparso dall'uso cittadino: sopravvive nella toponomastica (via Partenope, sul lungomare), nel linguaggio giornalistico e sportivo («i partenopei» come sinonimo di napoletani), in innumerevoli insegne commerciali e persino nel nome storico con cui la squadra di calcio cittadina — oggi SSC Napoli — si presentò per la prima volta nel 1926: Football Club Internazionale Napoli, poi appunto Napoli, ma con un passato di squadre e società che portavano esplicitamente il nome della sirena fondatrice.
Per chi visita Castel dell'Ovo oggi, camminare sullo scoglio di Megaride significa quindi muoversi su uno dei luoghi fondativi più carichi di stratificazione mitologica del Mediterraneo: un punto dove il mito greco della sirena, la superstizione medievale legata a Virgilio mago e la storia militare della fortezza aragonese si sovrappongono fisicamente nello stesso spazio, visibile ancora oggi nelle diverse epoche costruttive del castello.