È un quadro del Cinquecento, in una chiesa piccola che quasi nessuno visita, sopra il porticciolo di Mergellina. San Michele arcangelo schiaccia il demonio con la spada. Fin qui, niente di insolito. Poi guardi il demonio: ha il volto e il busto di una donna bellissima, con i capelli sciolti. E capisci che qualcuno, cinque secoli fa, aveva un conto da regolare.
L'opera è «San Michele arcangelo che sconfigge il demonio», attribuita a Leonardo da Pistoia e datata attorno al 1542. Si trova nella chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina.
Fu commissionata dal vescovo Diomede Carafa, che nella stessa chiesa è sepolto.
Secondo la tradizione, il vescovo sarebbe stato a lungo insidiato da una nobildonna napoletana, Vittoria d'Avalos, che non accettava i suoi rifiuti.
Riuscito a resistere alla tentazione, Carafa avrebbe fatto dipingere l'ex voto raffigurando il demonio con le fattezze di lei: una vendetta appesa in una chiesa, destinata a durare più di qualsiasi pettegolezzo.
Sotto il dipinto c'è un'iscrizione latina che allude alla vittoria sulla tentazione — e che la tradizione ha sempre letto come la firma di quella vendetta.
Il dipinto esiste, l'iscrizione esiste, il committente è documentato. L'identificazione del volto con Vittoria d'Avalos è tradizione orale, non un fatto accertato: nessun documento coevo la conferma.
È però una tradizione antica e continua, e fa parte a pieno titolo della storia del luogo. Che sia vera o no, cambia poco: qualcuno ha comunque scelto di dare al male il volto di una donna precisa, e questo il dipinto lo dice da solo.
Santa Maria del Parto fu fondata dal poeta Jacopo Sannazaro, che qui è sepolto: il suo monumento funebre è una delle opere rinascimentali più raffinate della città.
Sannazaro aveva ricevuto il terreno di Mergellina in dono dal re Federico d'Aragona, e vi costruì la propria villa e la propria chiesa. Il nome «del Parto» richiama il suo poema latino De partu Virginis.
Salita Sant'Antonio a Posillipo, sopra il porticciolo di Mergellina. Si sale a piedi per una rampa breve ma ripida.
Gli orari di apertura sono limitati e irregolari: conviene verificare prima. Poco distante, nel Parco Vergiliano a Piedigrotta, ci sono la cosiddetta tomba di Virgilio e quella di Giacomo Leopardi — ed è gratuito.
È uno degli angoli meno battuti di Napoli, a duecento metri da un lungomare pieno di gente.