Il cornicello e il malocchio
Lo vendi a un turista per tre euro e lo regali a un neonato in oro. Il cornicello rosso è l'oggetto più piccolo e più diffuso della superstizione napoletana: si appende allo specchietto, al portachiavi, alla culla. Quasi nessuno dice di crederci davvero, quasi nessuno lo toglie.
Che cos'è il malocchio
Il malocchio è la credenza che uno sguardo carico di invidia, o anche un complimento non sincero, possa provocare un danno: mal di testa, stanchezza, un periodo storto. Non è un'invenzione napoletana: l'idea del potere dello sguardo si trova già sui vasi greci del VI secolo a.C., e i Romani la chiamavano fascinum. È diffusa in tutto il Mediterraneo e nel Vicino Oriente. Napoli ci ha aggiunto una figura sua, lo jettatore.
Jettatura e jettatore
La jettatura è la sfortuna «gettata» addosso, il più delle volte senza volerlo, da una persona che porta male per natura. Il testo che la rese celebre è la «Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura» del giurista napoletano Nicola Valletta, pubblicata nel 1787: metà scherzo illuminista, metà trattato, con tanto di elenco dei segni per riconoscere lo jettatore. La figura è passata poi in letteratura e al cinema: nell'episodio «La patente» del film «Questa è la vita» (1954), tratto da Pirandello, Totò è Rosario Chiarchiaro, che chiede un documento ufficiale da jettatore per farsi pagare. E «Non è vero... ma ci credo», commedia di Peppino De Filippo portata al cinema nel 1952, ha dato all'italiano il modo di dire più esatto su tutta la faccenda.
Come si «leva» il malocchio
Il rito più conosciuto è quello dell'olio nell'acqua: si fanno cadere alcune gocce d'olio in un piatto d'acqua pronunciando una formula. Se l'olio si allarga o si spezza, il malocchio c'è; si ripete finché le gocce restano intere. Secondo la tradizione la formula si trasmette solo tra persone di famiglia, in genere da donna a donna, e solo la notte di Natale. È una pratica viva, ma resta una credenza popolare: non ha alcun effetto dimostrato, e chi ha sintomi veri dovrebbe parlarne con un medico.
Il cornicello: da dove viene
Il corno come portafortuna è antichissimo. La sua forma richiama il fallo, e dunque la fertilità e la forza vitale: per questo nel mondo antico serviva a tenere lontano il male, come gli amuleti fallici che si vedono nella sezione del Museo Archeologico Nazionale dedicata al fascinum. Il rosso richiama il sangue e il fuoco. Le teorie più antiche che lo legano al neolitico o a culti precisi sono ipotesi, non certezze: quello che è documentato è la continuità di simboli apotropaici fallici dall'antichità all'età moderna nel Sud Italia.
Le regole del cornicello
Secondo la tradizione popolare, perché funzioni il cornicello deve essere regalato (comprarselo da soli non vale), rosso, fatto a mano, vuoto dentro, storto e a punta. Il materiale nobile è il corallo, lavorato soprattutto a Torre del Greco; il più comune è la plastica. Accanto al corno ci sono altri gesti: le corna con l'indice e il mignolo, toccare ferro, e per gli uomini un gesto meno elegante che non serve descrivere.
Dove vederlo e comprarlo
I cornicelli si trovano ovunque nel centro storico, ma la concentrazione più alta è nelle botteghe di San Gregorio Armeno e lungo Spaccanapoli, accanto ai pastori del presepe. Chi vuole un oggetto fatto a mano, e non stampato, deve chiedere e guardare: la differenza si vede nel peso e nelle imperfezioni.
Perché resiste
Il cornicello convive con la fede senza scontrarsi con essa: si tiene accanto al santino, si dice di farlo «per scaramanzia», che in italiano indica proprio quella zona grigia tra gesto simbolico e credenza. La spiegazione più seria la diede l'antropologo Ernesto de Martino in «Sud e magia» (1959): queste pratiche servono a dare una forma alla paura dell'imprevisto, in luoghi dove l'imprevisto è stato a lungo più forte di qualsiasi protezione.