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La Smorfia: il libro dei sogni e dei numeri — Leggende e misteri
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La Smorfia: il libro dei sogni e dei numeri

📍 Leggende e misteri Tradizione popolare · i 90 numeri

Racconti un sogno a un napoletano e lui, prima ancora di commentarlo, ti dirà un numero. Non è superstizione soltanto: è un modo di dire che anche quello che ti succede la notte ha un senso, una posizione, un nome. In una città che ha imparato a non fidarsi troppo del domani, tradurre i sogni in numeri è una forma di speranza organizzata.

Che cos'è

La Smorfia è un sistema di corrispondenze che associa a ogni numero da 1 a 90 una figura, un oggetto, un evento o una situazione. Serve a giocare al Lotto: si sogna qualcosa, si cerca il numero corrispondente, si punta.

Il gioco del Lotto è attivo nel Regno di Napoli dal Settecento e da allora è entrato così a fondo nel tessuto della città da diventare un vocabolario condiviso.

Da dove viene il nome

L'ipotesi più diffusa fa derivare «smorfia» da Morfeo, il dio greco dei sogni. Altre ricostruzioni la collegano a tradizioni interpretative più antiche, di matrice cabalistica, arrivate a Napoli attraverso la comunità ebraica del Mediterraneo.

Nessuna delle due è dimostrata. Quello che è certo è che sistemi di interpretazione dei sogni esistono in tutte le culture: la particolarità napoletana è averlo trasformato in un codice numerico condiviso da un'intera città.

Alcuni numeri

1 — l'Italia · 8 — 'a Maronna, la Madonna · 17 — 'a disgrazia · 25 — Natale · 33 — l'anne 'e Cristo, gli anni di Cristo · 47 — 'o muorto · 48 — 'o muorto che parla · 90 — 'a paura.

La distinzione tra il 47 e il 48 dice molto: un morto è una cosa, un morto che ti parla in sogno è un'altra, e vale un numero diverso. Nel sogno napoletano i morti parlano, e quando parlano portano informazioni.

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Il legame con le anime del purgatorio

Qui la Smorfia si intreccia con il culto delle anime pezzentelle: chi adottava un cranio anonimo al Cimitero delle Fontanelle si aspettava, tra le grazie possibili, anche un numero buono ricevuto in sogno.

Era uno scambio: tu preghi per me, io ti do qualcosa che ti cambia la vita. In un quartiere povero, il Lotto era l'unica forma di mobilità sociale immaginabile.

L'assistito

La tradizione riconosceva alcune persone come «assistite»: individui — spesso ai margini, a volte con disabilità — considerati capaci di ricevere numeri direttamente dall'aldilà. Venivano cercati, ascoltati, a volte mantenuti dal quartiere.

È una figura che dice più sulla povertà napoletana che sull'occulto: in mancanza di altro, si organizzava la fortuna.

Oggi

Le ricevitorie del Lotto sono ancora ovunque, e i libri della Smorfia si comprano in qualsiasi edicola del centro. Nelle bancarelle attorno a Porta Nolana e nei mercati popolari se ne trovano edizioni di ogni tipo.

Che poi qualcuno ci creda davvero è un'altra questione. A Napoli si può non credere a una cosa e continuare a farla lo stesso: è una delle abitudini più antiche della città.

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