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La Smorfia: il libro dei sogni e dei numeri — Leggende e misteri
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La Smorfia: il libro dei sogni e dei numeri

📍 Leggende e misteri Tradizione popolare · i 90 numeri

Racconti un sogno a un napoletano e lui, prima ancora di commentarlo, ti dirà un numero. Non è superstizione soltanto: è un modo di dire che anche quello che ti succede la notte ha un senso, una posizione, un nome. In una città che ha imparato a non fidarsi troppo del domani, tradurre i sogni in numeri è una forma di speranza organizzata.

Che cos'è

La Smorfia è un dizionario popolare che associa a ogni numero da 1 a 90 una figura, un oggetto, un evento o una situazione. Serve a giocare al Lotto: si sogna qualcosa, si cerca il numero, si punta. Non vale solo per i sogni: anche un fatto strano della giornata, un incontro, un incidente si «traducono» in numeri. Per secoli è passata a voce; quando è stata stampata, ogni numero è stato accompagnato da un disegno, perché la potesse usare anche chi non sapeva leggere.

Da dove viene il nome

L'ipotesi più diffusa fa derivare «smorfia» da Morfeo, il dio greco dei sogni. Altre ricostruzioni la collegano alla tradizione cabalistica ebraica o a una numerologia di origine pitagorica. Nessuna è dimostrata, e l'origine resta incerta. Sistemi per interpretare i sogni esistono in tutte le culture: la particolarità napoletana è averne fatto un codice numerico condiviso da un'intera città.

Il lotto a Napoli

Il gioco del lotto, nato a Genova, arriva a Napoli verso il 1680. Pochi anni dopo viene abolito per le risse che provocava e torna nel 1713; nel corso del Settecento diventa una delle entrate più importanti per le casse del Regno. A questo periodo si lega anche il racconto, diffuso ma non documentato, della nascita della tombola: il re Carlo di Borbone e il frate domenicano Gregorio Maria Rocco si sarebbero accordati per sospendere il lotto a Natale, e i napoletani avrebbero preso a giocarlo in casa, con i novanta numeri in un paniere.

I numeri più famosi

Le edizioni della Smorfia non sono tutte uguali e alcuni numeri hanno più significati; questi sono quelli su cui le versioni più diffuse concordano:

1 — l'Italia · 2 — 'a piccerella, la bambina · 3 — 'a jatta, la gatta · 4 — 'o puorco, il maiale · 5 — 'a mano · 8 — 'a Maronna, la Madonna · 10 — 'e fasule, i fagioli · 13 — Sant'Antonio · 14 — 'o mbriaco, l'ubriaco · 17 — 'a disgrazia · 18 — 'o sanghe, il sangue · 20 — 'a festa · 22 — 'o pazzo · 25 — Natale · 33 — ll'anne 'e Cristo, gli anni di Cristo · 34 — 'a capa, la testa · 37 — 'o monaco · 42 — 'o ccafè · 46 — 'e denare, i soldi · 47 — 'o muorto, il morto · 48 — 'o muorto che parla · 50 — 'o ppane · 52 — 'a mamma · 55 — 'a museca, la musica · 63 — 'a sposa · 65 — 'o chianto, il pianto · 75 — Pullecenella · 77 — 'e diavule, i diavoli · 85 — ll'aneme d''o priatorio, le anime del purgatorio · 89 — 'a vecchia · 90 — 'a paura.

Alcuni sono entrati nell'italiano di tutti: «la paura fa novanta» viene da qui, ed è anche il titolo di un film del 1951. Il 77 in napoletano sono i diavoli; nella versione italiana più diffusa sono le gambe delle donne, per la forma delle due cifre. Il 10 in alcune edizioni recenti è diventato Maradona, segno che la Smorfia è ancora un vocabolario vivo.

Il morto che parla

La distinzione tra il 47 e il 48 dice molto: un morto è una cosa, un morto che ti parla in sogno è un'altra, e vale un numero diverso. Nel sogno napoletano i morti parlano, e quando parlano portano informazioni. Qui la Smorfia si intreccia con il culto delle anime pezzentelle: chi adottava un cranio anonimo al Cimitero delle Fontanelle o nelle terresante delle chiese si aspettava, tra le grazie possibili, anche un numero buono ricevuto in sogno. Il culto fu vietato dalla Curia nel 1969, ma non è mai sparito del tutto. Tu preghi per me, io ti do qualcosa che ti cambia la vita: in un quartiere povero, il lotto era l'unica forma di mobilità sociale immaginabile.

L'assistito

La tradizione riconosceva alcune persone come «assistite»: individui, spesso ai margini, considerati capaci di ricevere numeri direttamente dall'aldilà. Venivano cercati, ascoltati, a volte mantenuti dal quartiere. È una figura che dice più sulla povertà napoletana che sull'occulto. Il mondo dei giocatori, degli «assistiti» e dei cabalisti è al centro del «Paese di cuccagna» (1891) di Matilde Serao, il romanzo sul lotto come ossessione collettiva.

Oggi

Le ricevitorie del Lotto sono ancora ovunque, e i libri della Smorfia si trovano nelle edicole e sulle bancarelle, a Porta Nolana come nei mercati di quartiere. Il nome è passato anche al trio comico La Smorfia di Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro, e nel 2015 il pittore Pedro Cano ha dedicato ai novanta numeri una serie di acquerelli esposta al Museo Archeologico Nazionale.

Che poi qualcuno ci creda davvero è un'altra questione. Una cosa va detta chiara: la Smorfia non aumenta le probabilità di vincere, che restano quelle del lotto, cioè basse. A Napoli si può non credere a una cosa e continuare a farla lo stesso: è una delle abitudini più antiche della città.

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