
Foto: Sarvesh Lutchmun · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Il prezzo che leggiamo alla pompa è l'ultimo anello di una catena che parte molto lontano da Napoli: da un braccio di mare largo poche decine di chilometri fra l'Iran e la penisola arabica, dove passa una parte enorme del petrolio del mondo. Quest'anno quella catena si è tesa come non succedeva da decenni, e lo sentiamo ogni volta che facciamo il pieno.
Il 28 febbraio 2026 è cominciata la guerra fra Stati Uniti e Iran. Il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz si è quasi fermato, e l'Agenzia internazionale dell'energia l'ha definita la più grande interruzione di forniture nella storia del mercato petrolifero. A settembre nello Stretto passavano circa 16,3 milioni di barili al giorno, contro i 19,5 di prima della guerra; parte delle esportazioni del Golfo ha trovato vie alternative, ma gli attacchi alle navi sono continuati anche a fine settembre e inizio ottobre.
Il risultato è sul prezzo del greggio: il Brent, il petrolio di riferimento in Europa, resta intorno ai cento dollari al barile (104,28 alla chiusura dell'8 ottobre, poco sotto i 105 il 15). Secondo l'Ufficio studi della CGIA di Mestre, dall'inizio del conflitto il prezzo medio della benzina in Italia è salito del 29,1%, quello del gasolio del 36,6%.
Il gasolio è il carburante di camion, navi, trattori e di gran parte delle auto italiane, ed è il prodotto di cui l'Europa ha più bisogno di quanto ne produca: una parte arriva da fuori, anche dal Golfo. Quando le forniture da quella zona si stringono, il gasolio è il primo a risentirne. C'è poi una ragione tutta italiana, che vediamo nel prossimo paragrafo.
Dal 1° gennaio 2026, con la legge di bilancio, l'Italia è il primo Paese europeo con la stessa accisa su benzina e gasolio: 672,90 euro ogni mille litri, cioè 67,29 centesimi al litro. Prima il gasolio era tassato meno, e l'allineamento lo ha reso più caro di circa quattro centesimi. Sopra l'accisa si paga l'IVA al 22%, quindi l'accisa pesa in tutto 82 centesimi per litro.
Per contenere i rincari della guerra il governo aveva tagliato l'accisa sul gasolio. L'ultima proroga, dal 26 settembre al 5 ottobre, la fissava a 622,90 euro per mille litri: cinque centesimi in meno. Dal 6 ottobre lo sconto è finito, e il gasolio è salito di circa 6,1 centesimi al litro con l'IVA, cioè circa tre euro su un pieno da 50 litri. Il meccanismo dell'«accisa mobile», che usa l'IVA in più incassata dallo Stato quando il petrolio sale per abbassare le accise, non è scattato: il decreto necessario non era stato pubblicato in tempo.
Prendiamo i prezzi medi nazionali self del 17 ottobre 2026 e scomponiamoli.
La parte che dipende dal petrolio è quella che resta, ed è lì che si scarica la guerra: le accise sono fisse, l'IVA invece cresce insieme al prezzo.
Dal 28 settembre Enilive ha fissato per trenta giorni un prezzo massimo di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio nei suoi impianti, e IP, Q8 e Tamoil l'hanno seguita. Nei dati del 17 ottobre lo si vede chiaramente: in Campania le stazioni Eni avevano in media la benzina a 1,993 e il gasolio a 2,190, cioè proprio al tetto. Il governo lo ha presentato come effetto del decreto trasparenza. Il tetto però non vale ovunque, e questo spiega buona parte del perché al Sud la benzina costa di più.
Prezzi: open data del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 17 ottobre 2026, calcoli nostri. Accise e sconto sul gasolio: legge di bilancio 2026 e decreti di proroga, come riportati da RDS e Motori.it. Aumenti dall'inizio del conflitto: Ufficio studi CGIA di Mestre, in Quotidiano del Sud. Hormuz e Brent: QuiFinanza. Tetto delle compagnie: Motor1 e Sky TG24.