Napoli si racconta sempre in orizzontale — i decumani, il lungomare, Spaccanapoli — e quasi mai per quello che è davvero: una città verticale, costruita su una collina che scende al mare, dove per secoli il modo normale di spostarsi è stato salire e scendere gradini.
La Pedamentina di San Martino è il pezzo più bello di quella Napoli, ed è aperta, gratuita e quasi vuota.
Non nacque come passeggiata panoramica. Fu tracciata nel Cinquecento per una ragione pratica: portare uomini e materiali su alla Certosa di San Martino, che si stava costruendo in cima alla collina del Vomero. Era una strada di cantiere, poi una strada di servizio, poi una strada di gente che andava a lavorare.
Il nome dice esattamente questo: pedamentina, la via che si fa a piedi. Poco più di quattrocento gradini, in discesa dolce, con tornanti che si aprono sul golfo a ogni curva.
Un consiglio pratico che vale più di molte descrizioni: si parte dall'alto. Si arriva alla Certosa e Museo di San Martino con la funicolare, si visita, e poi si scende a piedi. Farla in salita è faticoso e si guarda per terra; in discesa si guarda avanti, e davanti c'è tutta la città.
Si arriva a Corso Vittorio Emanuele e da lì al centro. In tutto sono venti minuti di cammino, e sono venti minuti in cui non si incontra quasi nessuno — mentre a duecento metri di distanza i Quartieri Spagnoli sono pieni.
Orti urbani, muri di tufo, case addossate, panni stesi, e il golfo che compare e scompare. Non è un percorso curato: è una strada vera, usata, con i suoi tratti trascurati. Chi cerca il decoro resterà deluso; chi cerca Napoli no.
Va detta anche la parte pratica: le scale sono irregolari, in alcuni punti scivolose con la pioggia, e non c'è illuminazione ovunque. Di sera non è il posto giusto, e con le scarpe sbagliate nemmeno di giorno.
Napoli ha decine di scalinate come questa — la Pedamentina è solo la più lunga e la più bella. È un sistema di collegamenti verticali che nessuna mappa turistica segna, e che i napoletani usano ancora: la storia completa sta in Napoli a piedi: le scale, le rampe e le camminate che nessuno fa.
E se si vuole capire perché questa città sia fatta così — perché salga invece di allargarsi — la risposta sta nella geografia: i tunnel e i ponti, come Napoli ha risolto la sua geografia.