Ci sono eventi che sappiamo essere accaduti perché qualcuno li ha raccontati, e altri che sappiamo essere accaduti perché stanno scritti in un documento ufficiale dello Stato. Il secondo caso è più raro e vale di più, e quello che segue è di quel tipo.
Il 2 novembre 1909 la Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia registra il passaggio di un dirigibile sopra Napoli. Non un ricordo, non una tradizione orale: un atto ufficiale che riporta l'ora e il percorso.
Alle 13:30 il dirigibile comparve in cielo. Il documento segue la rotta con una precisione che oggi permette di rifarla a piedi: sopra piazza Monteoliveto, poi via Roma, piazza Municipio, la Villa Reale, piazza del Plebiscito. Proseguì fino ad affacciarsi sulla baia di Pozzuoli.
Due note per chi conosce la città di oggi e non quella di allora. «Via Roma» è via Toledo: si chiamò così dal 1870 fino al 1980. E la «Villa Reale» è la Villa Comunale, il giardino sul lungomare. Il percorso, tradotto in toponimi attuali, è una linea che taglia il centro dal Rettifilo al mare.
Questa è la parte che rende il documento più di una cronaca burocratica. La folla si riversò nelle strade. Dalle terrazze la gente sventolava fazzoletti e sciarpe verso l'alto.
Bisogna fare uno sforzo per capirlo. Nel 1909 il volo umano aveva pochi anni: i fratelli Wright si erano alzati da terra nel 1903, e per la grandissima parte delle persone un oggetto costruito dall'uomo che stava in cielo era una cosa che non si era mai vista. Non un mezzo di trasporto: una dimostrazione che il mondo aveva cambiato regole.
E la reazione napoletana fu quella di sempre, la stessa che sessantasette anni prima aveva accolto un elefante arrivato dall'Oriente: fermarsi in mezzo alla strada e guardare. Questa città ha una capacità di stupore collettivo che non ha perso.
Non fu un episodio isolato in una città estranea alla materia. Nei primi decenni del Novecento l'aeronautica italiana ebbe legami stretti con Napoli, e fra i pionieri dei dirigibili italiani si conta Rodolfo Verduzio, ingegnere di origine napoletana.
C'è anche una ragione geografica: il Vesuvio. Un vulcano attivo accanto a una grande città è, per chi studia l'atmosfera, un laboratorio — correnti, pennacchi, visibilità. Napoli fu terreno di prova per l'aria come lo era stata per il mare.
Il percorso del 1909 si cammina in mezz'ora e attraversa il meglio del centro: da Monteoliveto si sale su via Toledo, si sbuca in piazza Municipio davanti al Castel Nuovo, si passa per piazza del Plebiscito con il Palazzo Reale e si finisce sul lungomare, dove il dirigibile puntò verso Pozzuoli.
È uno degli itinerari più densi che questa città permetta, e nessuno lo racconta così. La guida completa a quella zona sta in cosa fare nel centro storico, e il tratto flegreo in Pozzuoli e i Campi Flegrei.