Mozart a Napoli, e la sorella di cui non è rimasta la musica
Il 14 maggio 1770 arriva a Napoli un ragazzo di quattordici anni che le corti europee si passavano come una meraviglia. È Wolfgang Amadeus Mozart, in viaggio con il padre Leopold. Resterà fino al 25 giugno: sei settimane in una delle capitali musicali del continente. Napoli allora non era solo una città che ascoltava musica, la insegnava: i suoi conservatori, nati come orfanotrofi, formavano musicisti per mezza Europa. È una storia che vale la pena leggere per intero: quando Napoli insegnava musica all'Europa.
Cosa fecero a Napoli
Appena arrivati, i Mozart cercano contatti con l'ambasciatore inglese William Hamilton e con il ministro Bernardo Tanucci per arrivare a corte. Il re Ferdinando IV li incontra solo di sfuggita, a Portici. Wolfgang suona al conservatorio della Pietà dei Turchini, nella Cappella Palatina di Portici e in case private dell'aristocrazia. Il resto del tempo lo passano da turisti: il Vesuvio, Pompei, Ercolano, Baia, la tomba di Virgilio.
Il San Carlo e un ragazzo che non si inchinava
Al Teatro di San Carlo Mozart assiste all'Armida abbandonata di Niccolò Jommelli, uno dei grandi della scuola napoletana. In una lettera alla sorella del 5 giugno il giudizio è netto: un'opera bella, ma troppo seria e troppo all'antica per il teatro. Lo scrive un quattordicenne di un compositore affermato, nella città che di opera ne sapeva più di tutti.
Non è arroganza: è la prima traccia di una cosa che si vedrà per tutta la vita. Mozart ascoltava, prendeva, e sapeva già dire cosa non gli serviva. Va detto però con onestà che non si può far discendere una singola opera dal soggiorno napoletano: si può dire che il viaggio italiano, e Napoli dentro quel viaggio, abbia contato nella sua formazione.
L'anello
Si racconta che, mentre suonava alla Pietà dei Turchini, qualcuno abbia sospettato che la sua bravura dipendesse da un anello magico, e che lui se lo sia tolto continuando a suonare uguale. È un aneddoto tramandato, non un fatto documentato. Dice qualcosa però su chi lo ascoltava: quando una capacità sembra impossibile, la spiegazione la inventa il pubblico. È lo stesso meccanismo che a Napoli ha prodotto il munaciello.
Ma c'era un'altra Mozart
A Salisburgo era rimasta la sorella, Maria Anna, in famiglia Nannerl, più grande di lui di quattro anni e mezzo. Da bambini avevano girato l'Europa insieme, presentati come coppia di prodigi al clavicembalo. E Nannerl non era solo un'interprete: componeva. Il 7 luglio 1770, da Bologna, poco dopo aver lasciato Napoli, Wolfgang le risponde di essere rimasto sorpreso da quanto bene sapesse comporre: il Lied che gli aveva mandato era bello, e lei doveva provarci più spesso. Nannerl in quel momento aveva diciotto anni.
Quello che non sappiamo
Quanto valeva come compositrice? La risposta onesta è che non lo sappiamo. Di quel Lied e delle altre sue composizioni non ci è arrivato praticamente nulla. Si legge spesso che la famiglia avrebbe fatto sparire le sue opere, o che qualche pagina sua sia finita sotto il nome del fratello: sono ipotesi senza prove, e raccontarle come certezze significa costruire un complotto su un'assenza.
Quello che si può dire senza esitare è diverso, e pesa lo stesso. Nel Settecento una bambina prodigio si esibiva a corte; una donna adulta che voleva fare la compositrice trovava un muro. Quando Nannerl arriva all'età da marito, il padre smette di portarla in tournée e continua a viaggiare con il figlio. Nessuno le commissiona un'opera, nessuno stampa le sue partiture, e la musica che nessuno pubblica e nessuno copia sparisce.
Due destini
Wolfgang muore a Vienna nel 1791, a trentacinque anni. Nannerl si sposa nel 1784 e va a vivere a St. Gilgen, poi, rimasta vedova, torna a Salisburgo, dove insegna musica. Muore nel 1829: sopravvive al fratello quasi quarant'anni e finisce per essere soprattutto una testimone della biografia di lui. Di due bambini cresciuti nella stessa casa, alla stessa scuola, di uno abbiamo un catalogo di oltre seicento composizioni, dell'altra quasi niente. Quella differenza non la spiega il talento.
Il San Carlo dove Mozart ascoltò Jommelli è ancora lì: quello che c'è in cartellone sta nel calendario degli eventi.