Poche canzoni al mondo possono vantare il livello di riconoscibilità globale di «'O Sole Mio», eppure la sua origine è meno scontata di quanto si potrebbe pensare: il brano, con musica di Eduardo di Capua e testo di Giovanni Capurro, fu scritto nel 1898 non per il pubblico napoletano ma per partecipare a un concorso musicale organizzato a Odessa, nell'attuale Ucraina, dove di Capua si trovava in tournée. Questo dettaglio racconta già qualcosa di importante sulla canzone napoletana classica come genere: un fenomeno culturale radicato profondamente nella città ma capace fin dalle origini di guardare, e di viaggiare, ben oltre i propri confini geografici.
Il testo di «'O Sole Mio» appartiene a un genere ben preciso della tradizione musicale napoletana, quello della canzone d'amore che utilizza metafore naturali — il sole, appunto, paragonato al volto della persona amata — per esprimere sentimenti con un'intensità che il dialetto napoletano, con la sua musicalità intrinseca, rende particolarmente efficace. La struttura melodica, semplice ma di straordinaria orecchiabilità, si è dimostrata capace di attraversare culture e lingue diversissime senza perdere la propria forza emotiva, un requisito fondamentale per qualsiasi brano destinato a diventare patrimonio musicale universale.
La canzone napoletana classica, di cui «'O Sole Mio» è forse l'esempio più celebre ma tutt'altro che isolato, nacque e si sviluppò soprattutto tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento attraverso un fenomeno particolare: la «Festa di Piedigrotta», un concorso musicale popolare che ogni anno vedeva competere decine di nuove composizioni, spingendo compositori e parolieri a un livello di qualità e innovazione melodica che produsse, nel giro di poche decadi, un repertorio di canzoni — «Funiculì Funiculà», «Torna a Surriento», e molte altre — che avrebbe definito per sempre l'immagine musicale di Napoli nel mondo.
Il successo internazionale di «'O Sole Mio» fu amplificato enormemente nel corso del Novecento dalle interpretazioni dei più grandi tenori della lirica mondiale — da Enrico Caruso, che ne fece uno dei propri cavalli di battaglia nei primi decenni del secolo, fino a Luciano Pavarotti, che la portò sui palcoscenici più prestigiosi del pianeta — trasformando quella che era nata come canzone popolare in un brano capace di attraversare anche il repertorio della musica classica e operistica, un ponte raro tra cultura popolare e alta cultura musicale.
Ancora oggi «'O Sole Mio» viene utilizzata, citata e reinterpretata in contesti che vanno ben oltre la musica: dalla pubblicità al cinema, dagli eventi sportivi internazionali alle cerimonie ufficiali, la canzone ha assunto un valore quasi simbolico come sinonimo immediato dell'italianità stessa nell'immaginario internazionale, ben oltre la sua specifica origine napoletana — un fenomeno che, se da un lato testimonia lo straordinario successo del brano, dall'altro rischia talvolta di offuscare la ricchezza dell'intero repertorio della canzone napoletana classica da cui «'O Sole Mio» proviene.
Camminare oggi per il lungomare di Napoli, specialmente nelle sere d'estate quando i musicisti di strada intonano le canzoni della tradizione per i turisti, significa ancora imbattersi quasi inevitabilmente in questo brano, a testimonianza di quanto la sua presenza nell'identità musicale cittadina resti viva e attuale a oltre un secolo di distanza dalla sua composizione.