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La Nuova Compagnia di Canto Popolare — Musica e Napoli
Blog · Cultura contemporanea · Musica

La Nuova Compagnia di Canto Popolare

📍 Musica e Napoli 1967 · il revival della tradizione popolare

Mentre la canzone classica napoletana da salotto — quella di «'O sole mio» e dei grandi successi da cartolina — restava ben viva nell'immaginario internazionale, un'altra tradizione musicale della città e della regione campana rischiava, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, di scomparire quasi del tutto: quella del canto popolare contadino e delle tarantelle rituali, tramandate oralmente nei paesi dell'entroterra e nei quartieri più popolari, lontana dai teatri e dalle case discografiche.

Fu per contrastare questa dispersione che nel 1967 nacque a Napoli la Nuova Compagnia di Canto Popolare (NCCP), un collettivo di musicisti, etnomusicologi e uomini di teatro che si posero l'obiettivo esplicito di ricercare, raccogliere e riportare in scena il repertorio tradizionale campano, spesso recuperato direttamente sul campo attraverso interviste e registrazioni con gli ultimi depositari orali di canti, filastrocche e tarantelle che rischiavano altrimenti di scomparire con la generazione che le custodiva.

Tra i fondatori e le figure più influenti del gruppo va ricordato Roberto De Simone, musicologo, compositore e regista teatrale che diede alla NCCP un'impronta rigorosa dal punto di vista della ricerca etnomusicologica, senza però mai rinunciare alla forza scenica e all'energia performativa che resero gli spettacoli del gruppo capaci di conquistare pubblici ben oltre la cerchia degli specialisti, portando la tradizione popolare campana nei teatri di tutta Italia e poi all'estero.

Il repertorio della NCCP includeva tarantelle, canti di lavoro, canti religiosi popolari e brani della tradizione orale legati al ciclo delle stagioni e delle festività contadine, eseguiti con strumenti tradizionali — tammorra, chitarra battente, ciaramella — spesso riscoperti e ricostruiti dagli stessi membri del gruppo dopo che l'uso di questi strumenti si era andato perdendo nella pratica musicale quotidiana delle comunità di origine.

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L'impatto culturale della NCCP fu duraturo: il gruppo contribuì in modo determinante al revival della world music e della musica popolare che attraversò l'Italia negli anni Settanta, aprendo la strada a generazioni successive di musicisti — dalla Taranta salentina alla riscoperta più ampia delle tradizioni musicali del Sud Italia — che a quel lavoro pionieristico di ricerca e restituzione scenica devono in larga parte la propria stessa possibilità di esistere in un contesto di ascolto più ampio del semplice folklore locale.

Ancora oggi la NCCP, seppur con formazioni e nomi in parte mutati nel corso dei decenni, continua a esibirsi mantenendo vivo quel patrimonio, e il suo lavoro resta un riferimento imprescindibile per chiunque voglia comprendere che la musica napoletana non si esaurisce nella canzone melodica da cartolina, ma include un intero universo di tradizioni popolari, rituali e comunitarie altrettanto ricco e altrettanto parte dell'identità musicale della città e della regione.

Ascoltare oggi una tarantella eseguita con tammorra e chitarra battente, magari durante una delle feste popolari che ancora animano l'entroterra campano nei mesi estivi, significa quindi entrare in contatto diretto con un lavoro di conservazione culturale che, senza l'intuizione della NCCP e dei suoi fondatori negli anni Sessanta, rischiava concretamente di andare perduto per sempre insieme alle ultime generazioni che ne custodivano la memoria orale.

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