Torna alla home
Rossellini e Napoli: il neorealismo nato tra le rovine — I grandi artisti e Napoli
Blog · I grandi artisti e Napoli

Rossellini e Napoli: il neorealismo nato tra le rovine

📍 I grandi artisti e Napoli 1946–1954 · Da Paisà a Viaggio in Italia

Ci sono città che il cinema usa come sfondo e città che il cinema usa come argomento. Napoli, per Roberto Rossellini, fu la seconda — e ci tornò due volte, a otto anni di distanza, ottenendo due risultati che hanno entrambi cambiato il mestiere.

1946: Paisà, e le macerie vere

Paisà racconta la guerra in sei episodi, e quello napoletano è ambientato in una città appena uscita dai bombardamenti: un bambino che vende di tutto e un soldato americano ubriaco. Le macerie non erano scenografia: erano le macerie.

Questa è la cosa che allora fece scandalo e che oggi si insegna nelle scuole di cinema. Rossellini girava dove le cose erano accadute, con persone che le avevano vissute, spesso senza attori professionisti. Non era povertà di mezzi travestita da poetica: era una scelta su cosa sia vero.

Napoli nel 1946 era una delle città più danneggiate d'Europa, e in quello stato la si vede. Come ci era arrivata è raccontato nei capitoli sulla guerra in Come era Napoli.

1954: Viaggio in Italia, e il museo dei calchi

Otto anni dopo Rossellini torna con Ingrid Bergman e George Sanders per Viaggio in Italia: una coppia inglese in crisi che gira il golfo — il Museo Archeologico, i Campi Flegrei, la Solfatara, le catacombe, Pompei.

Pubblicità

La scena che tutti ricordano è a Pompei: gli archeologi colano il gesso in una cavità e vengono fuori i calchi di due corpi abbracciati, morti insieme duemila anni prima. La donna non regge e scappa via. È uno dei momenti più celebri della storia del cinema, e funziona per una ragione semplice: quei calchi esistono davvero, e chiunque può andarli a vedere.

Perché i francesi lo presero come bandiera

Viaggio in Italia in Italia andò male. In Francia i critici dei Cahiers du cinéma — quelli che pochi anni dopo avrebbero fatto la Nouvelle Vague — lo dichiararono un film che apriva una strada: un racconto in cui non succede quasi nulla e cambia tutto, dove il paesaggio agisce sui personaggi invece di stare dietro di loro.

È il momento in cui Napoli passa da soggetto pittoresco a soggetto interiore. Prima di questo film il golfo nel cinema era cartolina e canzone; dopo, è il posto dove due persone capiscono di non amarsi più.

Rifare quel percorso

Si può, ed è uno degli itinerari più belli che questa città permetta: Museo Archeologico, Solfatara e Campi Flegrei, Pompei. Non è una giornata: sono due, fatte con calma. La guida su come dividerle sta in Pompei ed Ercolano in giornata, e la parte flegrea in cosa fare a Pozzuoli e nei Campi Flegrei.

Continua a leggere

Flaubert a Napoli: il museo dove passò le giornate Tornava dall'Oriente e si fermò a Napoli con la madre. Passò giorni interi al museo a guardare bronzi e statue, e ne scrisse pagine che non somigliano a una guida. Cocteau e Napoli: «la sola città orientale senza quartiere europeo» La frase che gli si attribuisce è la definizione di Napoli più citata al mondo. Ci arrivò nel 1917 con Picasso e i Balletti Russi, e capì una cosa che i viaggiatori prima di lui non avevano detto. Il Gambrinus: il caffè dove si sedevano Wilde e D'Annunzio Aprì nell'anno dell'Unità, davanti al Palazzo Reale. Ci passarono scrittori, musicisti e filosofi — e il fascismo lo fece chiudere perché ci si parlava troppo.
Pubblicità