Henrik Ibsen visse gran parte della sua vita adulta fuori dalla Norvegia, e l'Italia fu una delle sue basi più lunghe. Nell'estate del 1879 si trovava sulla costa a sud di Napoli, a Sorrento, per completare un testo che avrebbe cambiato il modo in cui il teatro europeo parlava delle donne: Casa di bambola.
Ibsen aveva lasciato la Norvegia da anni, insofferente verso un ambiente culturale che sentiva troppo piccolo e troppo conforme. L'Italia — e in particolare il Sud, con il suo clima e la sua distanza da tutto — gli offriva quello che a Christiania non trovava: silenzio per lavorare, e nessuno che gli chiedesse conto delle sue idee prima che fossero finite.
Non era un turista in cerca di rovine. Era un uomo che usava il paesaggio come si usa uno studio: per non essere disturbato.
Casa di bambola racconta di Nora, una moglie che scopre di essere stata trattata per tutta la vita come un'ornamento piuttosto che come una persona, e che alla fine se ne va, sbattendo la porta. Quella porta, nel teatro europeo del 1879, fu uno dei rumori più forti del secolo: lo spettacolo scandalizzò, fu discusso, vietato in alcune messe in scena senza il finale originale, e discusso ancora.
Che un testo così radicale sia stato scritto per buona parte su una costa italiana, lontano dalle sale di Copenaghen e Christiania dove sarebbe stato rappresentato, dice qualcosa sul modo in cui Ibsen lavorava: aveva bisogno di guardare il suo pubblico da lontano per scrivere davvero quello che pensava.
Chi si spostava fra Napoli e la costiera nell'Ottocento passava per forza dal golfo, e le lettere e i diari dei viaggiatori scandinavi di quegli anni raccontano con costanza lo stesso itinerario: il porto, il Vesuvio, la strada costiera verso Sorrento e la penisola. Ibsen non fu un'eccezione a questo percorso comune a tanti nordici del suo tempo.
Non ci sono pagine di Ibsen dedicate esplicitamente a Napoli come ce ne sono su altre città che lo ospitarono più a lungo — Roma, dove visse anni, gli è più legata. Ma la geografia del suo lavoro del 1879 passa da qui, ed è un fatto che vale la pena raccontare invece di ignorare solo perché non produsse pagine dedicate.
Perché la costa che Ibsen attraversò per arrivare a scrivere Casa di bambola è la stessa che si percorre oggi per andare a Pompei ed Ercolano o lungo la Costiera, e sapere che un testo capace di scandalizzare l'Europa del 1879 è nato in quel tratto di mare cambia il modo di guardarlo.
Non è la Napoli dei grandi soggiorni — quella di Goethe o di Wagner. È la Napoli di passaggio, quella attraversata da chi andava altrove a lavorare — e che proprio per questo, quasi mai, viene raccontata.