Nel gennaio del 1880 Richard Wagner arrivò a Napoli con la famiglia e prese in affitto Villa d'Angri, a Posillipo, affacciata direttamente sul golfo. Ci restò fino all'estate. Aveva sessantasei anni, gli restavano tre anni di vita, e stava lavorando alla sua ultima opera: il Parsifal.
Non era una vacanza. Wagner veniva al Sud per ragioni di salute e ci lavorava, come faceva sempre e ovunque.
Chi conosce Posillipo sa cosa significa una casa affacciata lì: il mare è sotto, il Vesuvio è di fronte, e la luce cambia tutto il giorno. Per un compositore che aveva passato la vita a costruire mondi sonori enormi e chiusi, quella apertura fu una condizione di lavoro diversa da qualunque altra avesse avuto.
Il Parsifal è l'opera più rarefatta e meno terrena che Wagner abbia scritto. Che sia stata in buona parte completata guardando questo golfo è un fatto, e i wagneriani ci hanno costruito sopra intere biblioteche di interpretazioni. Quanto la luce di Posillipo sia entrata nella partitura è invece una questione che non si può dimostrare, e chi la dà per certa sta facendo letteratura, non storia.
L'episodio più celebre di quel soggiorno accadde poco fuori Napoli, sulla costiera: visitando i giardini di Villa Rufolo a Ravello, Wagner annotò di aver trovato il giardino magico di Klingsor, il luogo di seduzione del secondo atto del Parsifal. È una nota documentata, ed è il motivo per cui a Ravello si fa un festival wagneriano da decenni.
Vale la precisazione geografica, perché la si sbaglia sempre: Ravello non è Napoli, è costiera amalfitana, un'altra provincia e un'altra ora di strada. Villa d'Angri, invece, è Napoli città.
Wagner è il caso limite di una cosa che a Napoli si ripete da secoli: ci si viene per stare male di meno, e ci si finisce a lavorare meglio. Prima di lui erano venuti i malati di petto inglesi e i nordici in cerca di sole; dopo di lui sarebbero venuti in tanti altri.
La villa non è visitabile. Ma il tratto di costa che Wagner aveva sotto le finestre si percorre a piedi, ed è lo stesso: Marechiaro e le calette di Posillipo.