
Foto: Olof Johan Södermark · Public domain · Wikimedia Commons
Stendhal a Napoli: «la sola capitale d'Italia»
Henri Beyle, che il mondo conosce come Stendhal, arrivò a Napoli portandosi dietro il vizio migliore dei viaggiatori francesi dell'Ottocento: scriveva quello che pensava mentre lo pensava, senza aspettare che il giudizio si sistemasse. Da questo vengono le sue pagine più belle e anche le sue contraddizioni più clamorose.
Nel 1817 pubblicò Roma, Napoli e Firenze, un libro che è insieme diario, cronaca teatrale, pettegolezzo e trattato di carattere nazionale. E dentro c'è una frase che a Napoli è ancora citata con orgoglio: che l'Italia aveva una sola vera capitale, e che quella capitale era Napoli.
Cosa intendeva davvero
Non era un complimento turistico. Stendhal intendeva una cosa precisa e verificabile: Napoli era l'unica città italiana che funzionasse come una capitale europea, con una corte, un'aristocrazia residente, un'industria dello spettacolo, una vita mondana continua e una popolazione enorme. Roma era una città di preti e rovine, Firenze e Milano erano capoluoghi ricchi ma provinciali. Napoli era Parigi con il vulcano.
Aveva ragione sui numeri. Nel primo Ottocento Napoli era una delle città più popolose d'Europa, e lo era da secoli: la storia di come ci sia arrivata è raccontata in Napoli capitale della scienza e della cultura.
La sera in cui entrò al San Carlo
La pagina più famosa è quella dell'ingresso al Teatro di San Carlo. Stendhal descrive l'effetto della sala illuminata come qualcosa che toglie la parola: in tutta Europa, scrive, non esiste niente di paragonabile. Per un uomo che aveva visto i teatri di Parigi e di Milano, e che di opera scriveva di mestiere, non era una frase buttata lì.
Va detta però anche la parte che si cita meno. Stendhal era entusiasta e insopportabile in parti uguali: nello stesso libro trova i napoletani superstiziosi, il governo ridicolo, la vita intellettuale inesistente. Non era ipocrisia. Era il modo in cui guardava tutto, sé compreso.
Una precisazione che va fatta
Si legge spesso che la «sindrome di Stendhal» — il malessere davanti a un eccesso di bellezza — sarebbe nata a Napoli. Non è vero. L'episodio da cui prende il nome accadde a Firenze, uscendo da Santa Croce, e fu battezzato così solo nel Novecento da una psichiatra italiana. Attribuirlo a Napoli è un abbellimento, e questa città di abbellimenti non ha bisogno.
Quello che Napoli gli fece davvero è più interessante di una vertigine: gli fece cambiare idea su cosa sia una città viva. Ci arrivò cercando musei e ne uscì scrivendo di persone.
Dove si vede ancora
Il San Carlo che lo tramortì è lo stesso in cui si entra oggi, e la sala è quella. Ci si può andare a teatro — è il modo giusto — oppure in visita di giorno. E la Napoli mondana che descriveva, quella dei caffè e delle conversazioni, ha ancora un indirizzo preciso lungo via Toledo e i Quartieri.