Nel 1917 Pablo Picasso venne in Italia con i Balletti Russi di Sergej Djagilev, per lavorare alle scene e ai costumi di Parade, il balletto scritto da Jean Cocteau con la musica di Erik Satie. Aveva trentacinque anni ed era già l'uomo che aveva fatto esplodere la pittura europea con il cubismo.
Dall'Italia tornò dipingendo figure classiche, corpi solidi, panneggi. Il periodo che gli storici dell'arte chiamano neoclassico comincia lì, dopo quel viaggio.
Vide Roma, Firenze, Napoli, Pompei. E a Napoli vide due cose che nessun museo del Nord poteva offrire: la statuaria antica del Museo Archeologico — che è la più importante al mondo per la scultura greco-romana — e una città sepolta che si poteva attraversare a piedi.
Non è difficile capire l'effetto su un pittore che aveva passato dieci anni a smontare la figura umana. A Pompei la figura umana era intatta, dipinta sui muri duemila anni prima, con una libertà di linea che non ha niente di accademico. Non era il classico dei calchi in gesso delle accademie: era il classico vivo, sporco, domestico.
Si legge spesso che Picasso «abbandonò il cubismo dopo l'Italia». Non è vero, e va detto. Continuò a lavorare in modo cubista negli stessi anni in cui dipingeva le bagnanti monumentali: le due cose convissero. Chi racconta una conversione racconta una storia più semplice di quella vera.
Quello che l'Italia — e Napoli con Pompei dentro — gli diede fu un vocabolario in più, non un vocabolario al posto di un altro. È una differenza che conta, perché la prima versione fa di Picasso un pentito e la seconda ne fa quello che era: uno che prendeva tutto.
Il viaggio del 1917 fu anche un incontro di persone: Picasso, Cocteau, Djagilev, la ballerina Olga Chochlova che Picasso avrebbe sposato l'anno dopo. Napoli fu, per qualche settimana, il posto dove la più grande avanguardia europea si trovò davanti all'antichità e dovette farci i conti.
Chi vuole rifare quel percorso ha un vantaggio: si fa ancora tutto in un giorno. Il Museo Archeologico la mattina, gli scavi il pomeriggio, con la circumvesuviana in mezzo. La guida onesta su come organizzarlo è in Pompei in un giorno.