Nacque a Napoli verso il 1326 e alla morte del nonno, nel 1343, si trovò regina di uno dei regni più importanti del Mediterraneo. Aveva forse diciassette anni. Giovanna I d'Angiò governò per quasi quarant'anni, fino al 1381, in un'epoca in cui una donna sul trono, da sola, era un'anomalia che i contemporanei non sapevano come raccontare — e infatti la raccontarono, per secoli, soprattutto come uno scandalo.
Il primo marito, Andrea d'Angiò, era ungherese e non le riconosceva il diritto di governare da sola: voleva essere incoronato re a pieno titolo, non semplice principe consorte. Il conflitto tra i due durò anni, e Papa Clemente VI cercò più volte di mediare senza risultato.
Nel 1345 Andrea fu ucciso in una congiura. Giovanna fu accusata di essere stata l'istigatrice. Questo è il punto su cui la storia va raccontata con precisione: fu accusata, non condannata — non esiste un processo che abbia stabilito la sua responsabilità, e la tradizione che la descrive come mandante certa dell'omicidio racconta un sospetto diffuso all'epoca, non un fatto giudiziario. Il fratello di Andrea, Luigi I d'Ungheria, usò comunque l'omicidio come pretesto per invadere il Regno di Napoli.
Giovanna si risposò con il cugino Luigi di Taranto, poi — rimasta di nuovo vedova — con Giacomo IV di Maiorca, e infine con Ottone di Brunswick-Grubenhagen. Quattro matrimoni per una regina che, in mezzo a tutto questo, continuò a governare, ad amministrare la Contea di Provenza che le apparteneva insieme al Regno di Napoli, e a tenere insieme un potere che chiunque, in quel secolo, si sarebbe aspettato di vederle scivolare dalle mani.
Ebbe tre figli, e nessuno di loro le sopravvisse abbastanza da succederle: il primogenito, Carlo Martello, morì bambino.
Nel 1381 fu deposta da Carlo di Durazzo, che si proclamò re al suo posto. Giovanna morì l'anno dopo, il 27 luglio 1382, nel castello di Muro Lucano — non di morte naturale: le fonti storiche la registrano tra i sovrani assassinati, quasi certamente per ordine dello stesso Carlo, in quella che i contemporanei lessero come una vendetta tardiva per la morte di Andrea, quarant'anni prima.
C'è una simmetria che nessun romanziere avrebbe dovuto inventare, perché è già scritta nei fatti: accusata per la morte violenta del primo marito, morì lei stessa di morte violenta, per mano di chi le succedette sul trono che aveva tenuto più a lungo di quasi chiunque altro in quel secolo.
Il potere che Giovanna esercitò aveva sede nei palazzi che oggi si visitano nel centro storico — la Napoli angioina è la stessa che costruì gran parte dell'impianto urbano che si cammina ancora oggi. È lo stesso secolo raccontato in gli Angioini, Napoli diventa capitale, il capitolo giusto per chi vuole il contesto completo prima e dopo il suo regno.