Nel Rinascimento napoletano, un secolo pieno di principesse che contavano solo in virtù del marito, Costanza d'Avalos costruì un potere che era interamente suo, e lo tenne per quasi quarant'anni.
Nata a Napoli nel 1460, fu data in sposa nel 1477 a Federico del Balzo. Rimase vedova senza figli nel 1483, appena ventitreenne. Il re di Napoli Federico I le concesse il principato di Francavilla, e Costanza seguì il fratello Innico II d'Avalos sull'isola di Ischia.
Poi, uno dopo l'altro, morirono i genitori, il marito, i fratelli. Costanza si trovò a capo della famiglia d'Avalos, e la governò — dice la fonte con una parola che nel Cinquecento raramente si usava per una donna — con fermezza e autorità.
Nel 1503 combatté contro i francesi, e l'anno dopo ottenne il possesso di Ischia. L'imperatore Carlo V la nominò formalmente governatrice dell'isola, insieme alla contea di Montescaglioso — un incarico che a quell'epoca si affidava a comandanti militari, non a principesse per cortesia dinastica.
Nel 1528 lo stesso Carlo V le concesse l'area che oggi corrisponde a Pescara. Morì nel castello aragonese di Ischia nel 1541, a ottantuno anni — un'età straordinaria per il suo secolo, raggiunta continuando a governare fino quasi alla fine.
Nel castello d'Ischia Costanza tenne una corte frequentata dai maggiori umanisti napoletani del tempo: un cenacolo letterario in cui compaiono nomi come sua nipote Vittoria Colonna — la poetessa che sarebbe diventata amica di Michelangelo — e il poeta Jacopo Sannazaro. Fu, per un tratto importante del Rinascimento meridionale, uno dei pochi luoghi fuori da Napoli e Roma dove la grande cultura del secolo si fermava a discutere.
Alcuni studiosi hanno proposto che il volto della Gioconda di Leonardo non sia quello della fiorentina Lisa Gherardini, ma quello di Costanza. È un'ipotesi minoritaria, sostenuta da pochi, non una tesi accettata dalla storia dell'arte: la si cita perché esiste ed è documentata come dibattito, non perché sia vera.
Fu sepolta nella cappella di famiglia dentro la chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, a Napoli — una delle chiese più sottovalutate del centro storico, e per questo fra le più tranquille da visitare. Chi vuole vedere l'isola che governò ha la guida completa in Capri, Ischia o Procida.