Una città può cambiare senza spostare una sola strada. Basta darle energia, e Napoli la ricevette da un fiume che sta a settanta chilometri di distanza.
Fino a fine Ottocento le strade di Napoli, come quelle di ogni città europea, si affidavano a lanterne e a un'illuminazione pubblica debole. Il buio non era la semplice assenza di luce: era una presenza, che restringeva gli orari in cui si poteva camminare, lavorare, tenere aperto un negozio o riempire un teatro.
Il passaggio dal gas all'elettricità fu una delle grandi trasformazioni della Napoli moderna, e non fu solo una questione tecnica: cambiò chi poteva stare fuori, e fino a che ora.
All'inizio del Novecento nacque l'Ente Autonomo Volturno, con un'idea semplice quanto radicale: trasformare la forza dell'acqua del fiume Volturno in energia elettrica e portarla fino a Napoli. Nel 1909 entrò in funzione la centrale idroelettrica di Rocchetta a Volturno, in provincia di Isernia.
Da quel momento la distanza fra le montagne del Molise e il capoluogo campano assunse un significato nuovo: l'acqua di un fiume lontano diventava luce nelle strade di una città che non aveva mai visto quel fiume.
Non fu una comodità domestica in più. Fu una delle condizioni materiali della Napoli del Novecento: illuminazione pubblica, tram, industrie, servizi — tutto cominciò a dipendere da quella rete. La ferrovia Cumana e i collegamenti verso i Campi Flegrei furono elettrificati in questo stesso periodo storico.
Una strada illuminata si poteva percorrere più a lungo. Un teatro poteva accogliere pubblico la sera senza il rischio del buio nei vicoli. Una piazza diventava, per la prima volta davvero, uno spazio della sera e non solo del giorno.
La città che oggi non si spegne mai — i locali fino a tardi, le passeggiate serali nei Quartieri Spagnoli, il tramonto da vedere dalle terrazze — nasce anche da quella centrale sul Volturno, che continuò a lavorare per gran parte del secolo.
Chi vuole capire quanto sia cambiato il rapporto fra Napoli e le sue infrastrutture nel Novecento ha un altro punto di partenza utile: i Borbone, capitale della scienza e della cultura, il secolo prima di questa storia.