Sali con la funicolare, e in quattro minuti la città che hai lasciato in basso diventa un plastico. È il gesto che definisce il Vomero: stare a Napoli guardandola da sopra, con un po' di distanza. Qui si respira meglio, si cammina più larghi, e si è quasi sempre di dieci gradi più freschi che a Toledo.
Vomero è il nome della lama dell'aratro, e non è un caso: fino all'Ottocento inoltrato questa collina era campagna. Orti, vigne, ville di villeggiatura della nobiltà, e la festa popolare della «corsa del Vomero», da cui secondo la tradizione deriva il toponimo.
Sopra tutto, la fortezza spagnola di Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino — due edifici che stavano lassù da secoli quando intorno non c'era ancora niente.
L'urbanizzazione arriva con il Risanamento di fine Ottocento e prosegue nei primi decenni del Novecento. Nel 1889 apre la funicolare di Chiaia, poi quella di Montesanto (1891) e infine quella Centrale (1928), che è ancora oggi tra le più trafficate d'Europa.
Il piano regolatore disegna un quartiere completamente diverso dal centro storico: strade larghe, palazzi in stile liberty, piazze regolari. È Napoli progettata a tavolino, l'opposto esatto dei decumani.
Il cuore è piazza Vanvitelli, incrocio di quattro strade e punto di ritrovo di generazioni di adolescenti napoletani.
Residenziale, benestante, commerciale. Via Scarlatti e via Luca Giordano, entrambe pedonali, sono la zona di negozi più frequentata della città dopo via Toledo.
È anche il quartiere con la maggiore densità di scuole, studi professionali e librerie: una borghesia che si è insediata qui e non si è più mossa.
Castel Sant'Elmo — la vista a trecentosessanta gradi, la più completa di Napoli. Certosa di San Martino — chiostri, presepi e il Cristo di Ribera. Villa Floridiana — parco pubblico gratuito che scende verso Chiaia, con il Museo Duca di Martina e una terrazza sul golfo.
Tre funicolari (Centrale da via Toledo, Chiaia, Montesanto) e la metropolitana Linea 1, fermata Vanvitelli o Medaglie d'Oro. La funicolare Centrale è il modo più bello: costa come un biglietto normale e la salita vale il viaggio.
Un consiglio: sali in funicolare e scendi a piedi dalla Pedamentina, la scalinata di quattrocento gradini che collega San Martino al centro. Ci vogliono venti minuti e si attraversa un pezzo di Napoli che dalla strada non si vede.