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Vomero — Storie di quartiere
Blog · Storia · Quartieri

Vomero

📍 Storie di quartiere Collina · dalla campagna al quartiere borghese

Si sale con la funicolare e in pochi minuti la città che si è lasciata in basso diventa un plastico. È il gesto che definisce il Vomero: stare a Napoli guardandola dall'alto. Qui le strade sono larghe, i palazzi ordinati, e d'estate si sta di solito qualche grado più freschi che sul lungomare o in centro.

Il nome viene dall'aratro

Il vomere è la lama dell'aratro. Secondo la spiegazione più diffusa il nome deriva dal «gioco del vomere», una gara in cui i contadini della collina, nei giorni di festa, si sfidavano a tracciare il solco più dritto. Per secoli questa fu campagna: orti, vigne, ville di villeggiatura, tanto che la collina era detta «dei broccoli». Il borgo più antico è Antignano, con la chiesa di San Gennaro ad Antignano: la tradizione vuole che qui, durante la traslazione del corpo del santo, il sangue si sia sciolto per la prima volta.

Sopra la campagna, da secoli, stavano la Certosa di San Martino, fondata nel Trecento, e Castel Sant'Elmo, rifatto a forma di stella dagli spagnoli nel Cinquecento.

Il quartiere nasce in pochi anni

Il Vomero moderno ha una data di nascita: la prima pietra fu posta l'11 maggio 1885, dopo un accordo tra il Comune e la Banca Tiberina, che aveva comprato i terreni tra San Martino e Antignano. Il nuovo rione fu inaugurato nel 1889. Le funicolari arrivarono insieme alle case: Chiaia nel 1889, Montesanto nel 1891, la Centrale da via Toledo nel 1928. Il disegno è l'opposto del centro storico: strade dritte e larghe, piazze regolari, palazzi liberty ed eclettici. Il cuore è piazza Vanvitelli.

Il percorso a piedi

Una buona mezza giornata. Si sale con la funicolare Centrale da via Toledo fino a piazza Fuga, poi si prende via Morghen e si arriva in piazza Vanvitelli. Da lì via Scarlatti, la strada dei negozi, in buona parte pedonale. Girando su via Cimarosa si arriva all'ingresso della Villa Floridiana: un parco pubblico che scende verso Chiaia, costruito tra il 1817 e il 1819 per Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia e moglie di Ferdinando I. Dentro c'è il Museo Duca di Martina, dedicato alla ceramica e alle arti decorative, e in fondo al parco un belvedere sul golfo.

Tornati verso piazza Vanvitelli, si sale per via Morghen e via Tito Angelini fino al largo San Martino. Lì ci sono la Certosa e Museo di San Martino, con i chiostri, il presepe Cuciniello e la vista dal giardino, e Castel Sant'Elmo, che dai bastioni offre la vista più completa della città e ospita il Museo del Novecento. Si chiude scendendo a piedi per la Pedamentina, la scalinata di 414 gradini che dal largo San Martino porta fino al corso Vittorio Emanuele e a Montesanto, tra orti, muri di tufo e affacci sul centro storico.

Che quartiere è oggi

Residenziale, borghese, molto commerciale. Via Scarlatti e via Luca Giordano sono tra le strade di negozi più frequentate della città, e il quartiere ha anche una vita notturna da ragazzi intorno a piazza Vanvitelli. È anche un quartiere dove il traffico pesa: la zona a traffico limitato aiuta, ma nelle ore di punta le strade si intasano.

Come arrivarci

Oltre alle tre funicolari, la metro Linea 1 ha le fermate Vanvitelli, Quattro Giornate e Medaglie d'Oro. La funicolare Centrale è la scelta più comoda dal centro, e si paga con il biglietto normale. Per le terrazze e i punti panoramici del quartiere c'è anche la nostra guida alle terrazze del Vomero.

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