Forcella
Forcella comincia dove via Duomo taglia il decumano inferiore: da una parte San Biagio dei Librai e la folla di Spaccanapoli, dall'altra via Vicaria Vecchia, più stretta, più rumorosa, meno fotografata. Pochi isolati che tengono insieme le mura greche, la ruota dei bambini abbandonati e un San Gennaro alto quindici metri dipinto su una facciata.
Dove si trova e perché si chiama così
Forcella non è un quartiere amministrativo ma un rione del centro storico, a cavallo tra i quartieri Pendino e San Lorenzo: in pratica la zona a est di via Duomo, tra Spaccanapoli e corso Umberto I. Il nome viene dalla forma a Y delle strade: le due versioni più citate parlano del decumano inferiore che qui piega formando una «forcella», oppure dell'incrocio tra via Cesare Sersale, via Pietro Colletta e via dell'Annunziata. Il simbolo della Y era anche il segno della scuola pitagorica, il bivio tra vizio e virtù: è un accostamento suggestivo, non una prova. Dal Duecento qui c'era il Sedile di Forcella, uno dei seggi in cui era divisa l'amministrazione cittadina.
Cosa vedere a Forcella
La Basilica della Santissima Annunziata Maggiore (via dell'Annunziata) è la ragione principale per venire: fondata in età angioina, ricostruita dopo l'incendio del 1757 da Luigi e Carlo Vanvitelli. Accanto c'è la ruota degli esposti, dove fino al 1875 si lasciavano i neonati abbandonati; da quei bambini, registrati come «esposti», vengono i cognomi Esposito ed Espósito. Gli ambienti della ruota sono stati restaurati nel 2021 e ospitano un piccolo museo.
La chiesa di San Giorgio Maggiore, su via Duomo, è una delle più antiche della città: nacque tra IV e V secolo come basilica «severiana», dal vescovo Severo. Dell'edificio paleocristiano resta l'abside a tre arcate su colonne, che oggi fa da ingresso; il resto è barocco, rifatto dopo l'incendio del 1640.
In piazza Vincenzo Calenda ci sono i resti delle mura greche, il cosiddetto cippo a Forcella, e il Teatro Trianon Viviani (1911), legato alla sceneggiata e oggi dedicato alla canzone napoletana: dentro il teatro è inglobata una torre delle antiche mura. Più a nord, in piazza Enrico De Nicola, Castel Capuano: castello normanno e poi, per secoli, sede dei tribunali, la «Vicaria» che dà il nome a via Vicaria Vecchia.
Il murale e la biblioteca
All'imbocco di via Vicaria Vecchia c'è il San Gennaro di Jorit, inaugurato nel settembre 2015: il volto del santo ha i lineamenti di un operaio, amico dell'artista. Poco più avanti, nella stessa strada, la sera del 27 marzo 2004 fu uccisa Annalisa Durante, quattordici anni, colpita durante una sparatoria tra clan. Oggi lì vicino c'è la biblioteca che porta il suo nome, costruita con libri donati da tutta Italia.
La parte scomoda
Tra gli anni Settanta e Novanta Forcella è stata il territorio del clan Giuliano, e per decenni il mercato del contrabbando di sigarette e dei prodotti contraffatti. Non è una leggenda e non va addolcita: è cronaca giudiziaria. Oggi il rione è vissuto, abitato, attraversato da chi va a mangiare o a teatro, ma resta un quartiere popolare con problemi veri. Di giorno lo si gira senza difficoltà; vale il buon senso che vale in tutto il centro, telefono in tasca e niente foto dentro le case.
Come arrivare
La fermata più comoda è Duomo della Linea 1, in piazza Nicola Amore, a cinque minuti a piedi. In alternativa Garibaldi (Linea 1 e Linea 2, con la stazione centrale) e si risale corso Umberto. Da piazza del Gesù si arriva a piedi lungo Spaccanapoli in una ventina di minuti.
Un giro a piedi (un paio d'ore)
Dalla metro Duomo si sale per via Duomo fino a San Giorgio Maggiore. Si gira a destra in via Vicaria Vecchia (murale di Jorit, biblioteca Annalisa Durante), si prosegue in via Forcella fino a piazza Calenda per il cippo e il Trianon. Da lì si scende per via dell'Annunziata fino alla basilica e alla ruota, e si chiude risalendo verso Castel Capuano. Se resta tempo, via dei Tribunali riporta verso il centro antico. Il giro sta comodamente in mezza mattina.