Nel 2005, al Gran Caffè Gambrinus — lo stesso caffè storico dove un secolo prima si sedevano D'Annunzio e Wilde — si tenne un concorso per giallisti emergenti organizzato da Porsche Italia. Un partecipante presentò un racconto ambientato nella Napoli degli anni Trenta, intitolato I vivi e i morti.
Quel racconto, riscritto e ampliato, diventò nel 2006 un romanzo, poi ripubblicato l'anno dopo con un nuovo titolo: Il senso del dolore. Era l'inizio della serie del commissario Ricciardi, e il suo autore era Maurizio De Giovanni, napoletano nato nel 1958.
Il personaggio di Ricciardi ha un dono che è anche una condanna: vede, per un istante, l'ultimo pensiero di chi è morto di morte violenta — un residuo che chiama «il Fatto». Indaga negli anni Trenta, sotto il fascismo, in una Napoli dove il potere politico impone di non vedere certe cose e lui, letteralmente, non può fare a meno di vederle.
De Giovanni costruì la serie principale attorno alle stagioni: L'inverno del commissario Ricciardi (2007), La primavera (2008), L'estate (2009), L'autunno (2010), e via via negli anni successivi, fino a un romanzo natalizio pubblicato con Einaudi. Non è un espediente stilistico fine a sé stesso: ogni stagione porta un clima diverso su una città che l'autore conosce da dentro, e la Napoli del fascismo che ne esce non è mai quella da cartolina.
Nel 2012 De Giovanni cambiò secolo e registro con Il metodo del coccodrillo, un noir ambientato nella Napoli di oggi con protagonista l'ispettore Lojacono. L'anno dopo, con I bastardi di Pizzofalcone — dichiaratamente ispirato all'87° Distretto di Ed McBain — la squadra di Lojacono diventò una serie a sé, questa volta un police procedural puro: poliziotti di scarto, mandati in un commissariato di periferia perché considerati problematici altrove, che finiscono per essere i migliori.
Dai suoi romanzi sono state tratte quattro fiction televisive: I bastardi di Pizzofalcone nel 2017, Mina Settembre e Il commissario Ricciardi nel 2021, Sara — La donna nell'ombra nel 2025. De Giovanni ha scritto anche per il teatro, e dal suo testo Il silenzio grande è stato tratto un film diretto da Alessandro Gassmann.
Perché nei suoi libri Napoli non è sfondo: è materiale narrativo, con la sua geografia vera — i vicoli, i quartieri, le stagioni, il modo in cui il potere e la povertà si toccano senza mai mescolarsi del tutto. Chi legge Ricciardi prima di venire in città arriva già sapendo qualcosa che le guide turistiche di solito non dicono: che i bassi e i salotti alti stavano — e in parte stanno ancora — a pochi metri di distanza, e che quella distanza è la vera materia di questa città.