Napoli ha una geografia che pochi altri capoluoghi italiani condividono: il mare da un lato, e colline vere — non collinette — che per secoli hanno separato fisicamente le sue parti. Salire al Vomero da San Ferdinando non è mai stata una passeggiata, ed è per questo che quella collina, fino a fine Ottocento, restava soprattutto campagna.
La prima funicolare napoletana non collegava quartieri: saliva il vulcano. Fu inaugurata nel 1880 ed era una funicolare turistica, pensata per portare i visitatori fino ai bordi del cratere del Vesuvio senza dover camminare per ore.
Le funicolari urbane, quelle che avrebbero davvero trasformato la città, arrivarono dopo, e furono un'altra cosa: non un'attrazione, ma un'infrastruttura che decise chi potesse vivere in collina.
Prima delle funicolari, salire al Vomero era un'impresa che scoraggiava chi non aveva bisogno di andarci per forza: ville, terreni agricoli, orti, qualche strada di collegamento. Con la funicolare, quella stessa salita diventa un tragitto di pochi minuti, ripetibile ogni giorno, alla portata di chiunque.
Questo è il punto che conta: la funicolare non eliminò la collina, la rese attraversabile. E quando una collina diventa facilmente raggiungibile cambia tutto — il valore dei terreni, chi ci costruisce casa, chi ci si può permettere di vivere, il rapporto con il centro storico in basso.
Il Vomero moderno — quello di oggi, con i suoi palazzi, le sue strade affollate e le sue terrazze panoramiche — è inseparabile da questa storia infrastrutturale. Non crebbe perché qualcuno decise di costruirci sopra: crebbe perché a un certo punto diventò facile arrivarci, e dove diventa facile arrivare arrivano anche gli abitanti.
Sotto la collina costruita che si vede oggi resta comunque un'altra Napoli, fatta di ville storiche e tracciati antichi che la funicolare non ha cancellato del tutto: chi cerca quella Napoli più silenziosa ha una strada pronta, la Pedamentina di San Martino, che collega la collina al centro un gradino alla volta — l'esatto opposto della funicolare, e proprio per questo la sua compagna perfetta.
Le quattro linee attuali — Centrale, Montesanto, Chiaia e Mergellina — sono ancora un mezzo di trasporto quotidiano, non un'attrazione per turisti, ed è la cosa più bella che si possa dire di loro. Chi ci sale oggi con la metropolitana in mano difficilmente pensa a quanto dovesse sembrare straordinario, nell'Ottocento, vedere una macchina che si arrampicava su una salita che per generazioni era stata semplicemente un limite naturale della vita quotidiana.