Molto prima che il nome Neapolis comparisse sulle carte del Mediterraneo, il Golfo di Napoli era già uno dei luoghi più affascinanti e strategici del mondo antico. Qui, tra vulcani, isole e approdi naturali, popoli diversi si incontravano, commerciavano e costruivano le basi di quella che sarebbe diventata una delle città più straordinarie della storia.
Per comprendere davvero le origini di Napoli bisogna fare un passo indietro di migliaia di anni, quando la città ancora non esisteva e il paesaggio era dominato esclusivamente dalla forza della natura. Il Golfo di Napoli è il risultato di un'intensa attività vulcanica che ha modellato il territorio nel corso di centinaia di migliaia di anni: il Vesuvio, i Campi Flegrei e le numerose sorgenti termali hanno creato un ambiente unico, caratterizzato da colline di tufo, coste frastagliate, baie protette e terreni estremamente fertili.
Questa particolare conformazione geografica trasformò il golfo in un porto naturale ideale. Le acque erano relativamente calme, gli approdi numerosi e il clima favorevole durante tutto l'anno: per i navigatori dell'antichità rappresentava un rifugio sicuro lungo le principali rotte commerciali del Mediterraneo, e ancora prima della nascita delle prime città organizzate, queste caratteristiche rendevano il territorio un luogo privilegiato per l'insediamento umano.
Le testimonianze archeologiche dimostrano che l'area napoletana era frequentata già nella Preistoria: piccoli gruppi umani vivevano sfruttando le risorse offerte dal mare, dalla caccia e dalle fertili pianure costiere, mentre fiumi oggi scomparsi attraversavano la zona, alimentando boschi e aree umide ricche di fauna. Con il passare dei secoli sorsero piccoli villaggi distribuiti sulle alture e lungo la costa, e le popolazioni locali svilupparono gradualmente attività agricole, allevamento e primi scambi commerciali con altre comunità dell'Italia meridionale.
Quando i navigatori greci arrivarono sulle coste campane non trovarono quindi un territorio disabitato, ma una regione già popolata e perfettamente inserita nelle reti commerciali del Mediterraneo protostorico.
Tra il IX e l'VIII secolo a.C. il Mediterraneo visse una delle più grandi trasformazioni della sua storia: le città greche iniziarono una vasta espansione coloniale, spinte dalla crescita della popolazione, dalla ricerca di nuove terre coltivabili, dal controllo delle rotte commerciali, dalla necessità di materie prime e dall'apertura di nuovi mercati. Le navi provenienti dall'Eubea, da Corinto e da altre poleis iniziarono così a percorrere regolarmente il Tirreno, e il Golfo di Napoli divenne rapidamente una delle destinazioni più ambite.
La scelta non fu casuale: il territorio offriva vantaggi difficilmente riscontrabili altrove. Le baie permettevano alle imbarcazioni di attraccare in sicurezza anche durante le mareggiate, numerose sorgenti garantivano acqua potabile agli equipaggi, le ceneri vulcaniche rendevano il suolo ideale per l'agricoltura, e dal Golfo di Napoli era possibile raggiungere rapidamente Sicilia, Sardegna, Lazio, Etruria, Calabria e Grecia. In pratica, chi controllava questo tratto di costa controllava una parte importante dei commerci mediterranei.
Prima ancora della futura Neapolis, l'attenzione dei Greci si concentrò sull'area dei Campi Flegrei. L'antico paesaggio era molto diverso da quello attuale: laghi vulcanici, sorgenti termali, promontori e piccoli porti naturali offrivano condizioni perfette per la navigazione, e in questa zona sorsero alcuni dei primi importanti insediamenti greci dell'Occidente. La presenza di fenomeni vulcanici impressionò profondamente i navigatori: non è un caso che molti miti dell'antichità collocassero proprio qui gli accessi al mondo sotterraneo, le dimore delle divinità e le leggende legate agli eroi greci.
Oggi immaginiamo il mare come un confine. Per gli antichi era l'esatto contrario: era una strada. Le navi trasportavano olio, vino, ceramiche, metalli, tessuti, spezie, opere artistiche, idee, religioni e alfabeti — il Mediterraneo funzionava come una rete che collegava culture molto diverse, e Napoli sarebbe nata proprio grazie a questa rete.
Ogni grande città possiede una leggenda. Nel caso di Napoli, la leggenda precede addirittura la fondazione storica: i navigatori greci raccontavano della sirena Partenope, creatura metà donna e metà uccello nelle raffigurazioni più antiche, il cui canto avrebbe incantato i marinai. Secondo la tradizione, dopo aver fallito nel sedurre Ulisse, Partenope si lasciò morire e il suo corpo approdò sulle coste del golfo: su quel luogo sarebbe nata la prima comunità destinata a diventare il cuore della futura città. Mito e storia iniziano così a fondersi.
Molto prima di diventare una capitale, il Golfo di Napoli era già un luogo multiculturale, dove si incontravano Greci, popolazioni italiche, Etruschi, Fenici e mercanti provenienti dall'Oriente. Questa capacità di accogliere popoli differenti diventerà una delle caratteristiche permanenti della città: Napoli nascerà cosmopolita e continuerà a esserlo per tutta la sua storia.
Quando i Greci decisero di fondare una nuova colonia, non scelsero il Golfo di Napoli per caso: scelsero un territorio che possedeva tutte le caratteristiche necessarie per diventare una grande città — posizione geografica strategica, porto naturale, ricchezza agricola, collegamenti marittimi, difese naturali, abbondanza d'acqua e vicinanza ad altre colonie. Da questa combinazione sarebbe nata una delle città più longeve e influenti dell'intero Mediterraneo.
Il centro storico di Napoli conserva ancora oggi il tracciato urbano di oltre 2.400 anni fa. Il tufo giallo napoletano, nato dall'attività vulcanica, è stato il principale materiale da costruzione della città. Il Golfo di Napoli era già frequentato da navigatori molto prima della fondazione di Neapolis, e i Campi Flegrei erano considerati dagli antichi una porta verso l'Ade, il regno dei morti.
Nel Capitolo 2, «Il mito di Partenope: la sirena che diede il nome alla città», approfondiremo la leggenda della sirena Partenope, il rapporto con Ulisse, le fonti antiche e il modo in cui questo mito è diventato uno dei simboli più potenti dell'identità napoletana.