Il soffitto è un tappeto di cassettoni dorati con quarantasei tavole dipinte, e nel chiostro c'è una quiete che a duecento metri da via Toledo non ti aspetti. Poi c'è quella lastra tombale, con incisioni che qualcuno ha letto in un certo modo, e da dieci anni il mondo ne parla.
Fondata nel 1279 per volere di Carlo I d'Angiò, che spostò qui i francescani per far posto a Castel Nuovo. Rifatta in forme rinascimentali nel Cinquecento.
Il soffitto ligneo a cassettoni della navata, con quarantasei dipinti di autori del tardo Cinquecento napoletano, è tra i più notevoli della città.
Il complesso comprende due chiostri e la Cappella di San Giacomo della Marca.
Nel 2014 un gruppo di ricercatori italiani ed estoni ha proposto che in una tomba del primo chiostro sia sepolto Vlad III di Valacchia, il principe rumeno da cui Bram Stoker prese il nome per il suo Dracula.
La tesi si basa sulla lettura di simboli incisi sulla lastra e su una ricostruzione secondo cui la figlia di Vlad avrebbe sposato un nobile napoletano.
Va detto con chiarezza: la comunità storica non ha accettato questa ricostruzione. Vlad III è documentato come morto in battaglia in Valacchia nel 1476, e non esistono prove che il suo corpo sia mai arrivato in Italia. Nessuno scavo ha confermato l'ipotesi.
Perché allora raccontarla? Perché è vera come notizia — la tesi esiste, è stata pubblicata, ha fatto il giro del mondo — anche se non è vera come fatto. Tenere separate le due cose è tutto il mestiere.
Il soffitto. I chiostri. La cappella. E le opere di scultura rinascimentale che il complesso conserva.
È una delle chiese meno visitate del centro rispetto a quanto varrebbe, e ci si trova quasi sempre in pochi.
Largo Santa Maria la Nova, tra via Monteoliveto e il Rione Carità. A pochi passi c'è Palazzo Penne.
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