Spaccanapoli è larga tre metri, non ha alberi e non ha cielo. Poi spingi un portone al numero 39 e ti trovi in un cortile con le arcate, e in fondo, sopra un muro, delle piante. Un giardino, a quindici metri dalla strada più stretta e più affollata della città.
Edificato nel 1513 per la famiglia Marigliano, su un impianto precedente. È uno degli esempi più integri di architettura rinascimentale civile a Napoli.
Il portale in piperno, il cortile porticato e lo scalone conservano l'impianto cinquecentesco. Nei secoli successivi furono aggiunti elementi barocchi, ben visibili nella parte alta.
È l'elemento più insolito. Sopra il livello del cortile si estende un giardino sopraelevato, soluzione che nel centro antico — dove lo spazio orizzontale non esiste — era l'unico modo per avere del verde.
Non tutti i palazzi del centro ne avevano: era un lusso, e la sua presenza dice qualcosa sulla ricchezza di chi ci abitava.
Il palazzo ospitò nei secoli famiglie nobiliari e, in epoche più recenti, uffici e istituzioni. È stato anche sede di attività culturali.
Il cortile è accessibile negli orari diurni. Il giardino, essendo pertinenza privata, non sempre lo è: dipende dall'uso corrente dell'edificio.
Come per tutti i cortili del centro: si entra se il portone è aperto, non si suona, non si sale ai piani, non si fotografano le finestre.
Via San Biagio dei Librai 39. A pochi metri ci sono Palazzo Diomede Carafa, la Cappella Sansevero e la chiesetta di Santa Luciella ai Librai: un itinerario di cortili che si fa in un'ora.