È bianco, squadrato, con il bugnato liscio e le finestre allineate come in un palazzo fiorentino. In mezzo a Napoli, che di regolare non ha quasi niente, sembra un errore di geografia. Ha cinquecento anni e ne ha viste passare troppe per essere ancora così composto.
Iniziato nel 1513 per Ferdinando Orsini, duca di Gravina. Il progetto, di gusto toscano e romano, è tra i più puri esempi di Rinascimento a Napoli.
L'impostazione — bugnato liscio, cornici marcapiano, proporzioni classiche — era una scelta culturale precisa: gli Orsini importavano un linguaggio che a Napoli non c'era.
1547 — danneggiato durante i moti contro l'introduzione dell'Inquisizione spagnola.
1647 — saccheggiato durante la rivolta di Masaniello.
1848 — gravemente danneggiato da un incendio durante i moti.
Nell'Ottocento fu ricostruito e sopraelevato: la parte alta che si vede oggi è ottocentesca, non cinquecentesca. Guardando la facciata si distingue il passaggio.
Ospita il Dipartimento di Architettura dell'Università Federico II. È quindi un edificio vivo, pieno di studenti, con aule e biblioteca.
Questo lo rende parzialmente accessibile: il cortile e gli spazi comuni si attraversano negli orari di apertura universitaria, con la discrezione che si deve a un luogo di studio.
Il bugnato del piano terra, il portale, e il contrasto tra la parte cinquecentesca e la sopraelevazione. Nel cortile, le arcate originali.
Via Monteoliveto 3, davanti alla chiesa di Sant'Anna dei Lombardi — che da sola vale la piazza, con le sculture rinascimentali e la sacrestia affrescata da Vasari.