Entri per comprare qualcosa per il mal di testa e ti trovi in una stanza con le pareti coperte di legno intagliato, i vasi di ceramica allineati con i nomi delle sostanze scritti in latino, e una bilancia di ottone su un bancone di marmo. Nessuno ti dice che è un luogo storico. Ti danno l'aspirina e ti salutano.
La farmacia ottocentesca era un luogo di rappresentanza: il farmacista era un notabile, e l'arredo serviva a comunicare competenza e affidabilità.
Le scaffalature erano su misura, i vasi in ceramica o vetro soffiato realizzati in serie per la singola farmacia, spesso con il nome dell'esercizio.
La più importante, e non è una farmacia commerciale: è la farmacia storica dell'Ospedale degli Incurabili, complesso settecentesco con arredi originali, vasi di maiolica e affreschi.
È considerata una delle farmacie storiche più belle d'Europa. Fa parte di un percorso museale e la visita va verificata: le aperture sono state variabili negli anni per lavori di restauro.
L'Ospedale degli Incurabili in sé merita: fondato nel Cinquecento, è uno dei più antichi complessi ospedalieri d'Europa ancora attivi.
Nel centro storico, a Chiaia e al Vomero esistono farmacie che hanno conservato arredi, insegne e vasi dell'Otto e Novecento e che lavorano normalmente.
Non sono segnalate, non hanno biglietto, e si entra come si entra in una farmacia qualunque. Il modo per trovarle è guardare le porte: le insegne in vetro dipinto o marmo inciso sono il segnale.
I vasi — spesso con i nomi latini delle sostanze: theriaca, rhubarbarum, opium. Le scaffalature in legno con le cornici intagliate. Le bilance di precisione in ottone. I mortai di marmo o bronzo.
E le insegne: vetro dipinto con foglia d'oro sul retro, o marmo con lettere incise e riempite di nero.
Alcune farmacie storiche fanno ancora preparazioni galeniche: medicinali composti in farmacia su ricetta, invece di prodotti industriali. È l'attività originaria del mestiere, ed è quasi scomparsa.
Sono negozi che lavorano. Si entra, si guarda, si compra qualcosa. Non si fotografa il personale e non si occupa il bancone per venti minuti se c'è gente in fila.
Chiedendo con garbo, in genere raccontano volentieri la storia del posto: molti sono orgogliosi di lavorarci.