Ogni tanto Napoli fa uno scherzo: giri un angolo e per qualche secondo non sei più sicuro di dove ti trovi. È l'effetto di una città che ha ospitato greci, romani, normanni, francesi e spagnoli, e che di ognuno ha tenuto qualcosa senza mai buttare via il resto.
Piastrelle dipinte, pergolati, sedili in ceramica: l'atmosfera è quella di un patio andaluso. Non è un caso — la tradizione della maiolica architettonica è un'eredità del lungo dominio spagnolo.
Il borgo di pescatori sotto Posillipo, con le case aggrappate alla roccia e le barche tirate a secco. Somiglia a un'isola greca, e ci si arriva scendendo una strada strettissima.
Ferro e vetro, cinquantasette metri di cupola, pavimento a mosaico. È la stessa famiglia architettonica delle gallerie di Milano, Bruxelles e Parigi: fine Ottocento europeo, in piena Napoli.
Trecentocinquanta metri di facciata, uno degli edifici più grandi d'Europa del Settecento. Le sue proporzioni non hanno nulla di napoletano: sembra San Pietroburgo.
Boschi veri, aria fresca, silenzio. A quattrocento metri sul livello del mare la vegetazione cambia e la città sparisce.
Poco fuori Napoli, ma vale la deviazione: una città romana conservata sotto quella moderna, con strade, botteghe e magazzini visitabili sottoterra.
Il pozzo di luce blu e le scale mobili immerse nel mosaico. Non somiglia a niente: è una delle stazioni della metropolitana più premiate d'Europa.
Una navata scavata nel tufo con migliaia di crani sulle pareti. Non ha equivalenti in Italia, e pochissimi al mondo.
Le strade attorno a via Luca Giordano e via Palizzi: villini con vetrate colorate, ferro battuto e giardini. È Napoli progettata a inizio Novecento, e sembra una città termale mitteleuropea.
Un'isola vulcanica quasi perfettamente circolare, unita alla terra da un pontile. Da lassù, con il mare intorno, non sembra Italia: sembra Islanda a temperatura sbagliata.
Non sono un itinerario unico: sono sparsi. Ne vengono fuori tre mezze giornate — centro storico (1, 3, 7, 8), collina (5, 9), costa (2, 10, con eventuale estensione a Pozzuoli per il 6).
Il numero 4, il Real Albergo dei Poveri, è in restauro da anni: le aperture sono parziali e vanno verificate.