«Bisogna sventrare Napoli», disse il presidente del Consiglio guardando i quartieri devastati dal colera. Una giornalista di ventotto anni gli rispose con un libro, spiegandogli che si possono abbattere tutti i muri che si vuole ma la miseria non abita nei muri. Aveva ragione, e lo dimostrò tornando sull'argomento vent'anni dopo per far notare che era andata esattamente come aveva previsto.
Nasce nel 1856 a Patrasso, in Grecia, da padre napoletano esule per motivi politici e madre greca di origine nobile. Torna a Napoli bambina.
Comincia a lavorare giovanissima come telegrafista — esperienza che racconterà nel romanzo «Il romanzo della fanciulla» — e da lì passa al giornalismo, professione allora quasi interamente maschile.
Nel 1884 un'epidemia di colera colpisce duramente Napoli. Il presidente del Consiglio Agostino Depretis, in visita, pronuncia la frase «bisogna sventrare Napoli», dando avvio al piano di Risanamento.
Serao risponde con «Il ventre di Napoli», pubblicato lo stesso anno. La tesi è netta: non basta demolire i quartieri, perché il problema non sono i muri ma le condizioni sociali — il lavoro precario, l'usura, la mancanza d'acqua, il sovraffollamento, l'analfabetismo. Sventrare senza risolvere quelle cause significa spostare la miseria, non eliminarla.
Il libro descrive con precisione documentaria il funzionamento economico dei quartieri popolari: il banco dei pegni, il lotto, l'alimentazione, il lavoro a domicilio delle donne.
Serao vi tornò due volte, nel 1904 e nel 1906, constatando che le sue previsioni si erano avverate: il Risanamento aveva prodotto strade nuove e speculazione edilizia, mentre i poveri erano stati semplicemente spostati altrove.
Nel 1892 fonda con il marito Edoardo Scarfoglio il quotidiano «Il Mattino», ancora oggi il principale giornale di Napoli. Dopo la separazione dal marito, nel 1904 fonda e dirige da sola «Il Giorno».
Come romanziera pubblicò moltissimo: «Il paese di cuccagna» (1891), sul gioco del lotto come ossessione collettiva napoletana, è considerato il suo lavoro narrativo più riuscito. Poi «La virtù di Checchina», «Suor Giovanna della Croce», «Il ventre di Napoli» stesso.
Fu candidata al premio Nobel per la letteratura, che non ottenne.
Su Serao pesa una contraddizione che la critica non ha mai risolto: fu una donna che conquistò con la scrittura una posizione allora impensabile, e insieme un'autrice che nei suoi scritti sostenne posizioni conservatrici sul ruolo femminile.
Resta il fatto che «Il ventre di Napoli» è uno dei primi esempi italiani di giornalismo d'inchiesta sociale, e che a distanza di oltre un secolo se ne discute ancora.