America's Cup Torna alla home
Matilde Serao e «Il ventre di Napoli» — Letteratura e Napoli
Blog · Cultura contemporanea · Letteratura

Matilde Serao e «Il ventre di Napoli»

📍 Letteratura e Napoli 1856-1927 · giornalismo d'inchiesta

«Bisogna sventrare Napoli», disse il presidente del Consiglio guardando i quartieri devastati dal colera. Una giornalista di ventotto anni gli rispose con un libro, spiegandogli che si possono abbattere tutti i muri che si vuole ma la miseria non abita nei muri. Aveva ragione, e lo dimostrò tornando sull'argomento vent'anni dopo per far notare che era andata esattamente come aveva previsto.

La vita in breve

Nasce il 7 marzo 1856 a Patrasso, in Grecia, da Francesco Saverio Serao, avvocato napoletano esule per ragioni politiche, e da Paolina Borrelly, nobildonna di origine greca. Nel 1860 la famiglia rientra in Italia. A quindici anni Matilde si iscrive alla scuola normale «Eleonora Pimentel Fonseca» di Napoli, si diploma maestra nel 1874 e lavora tre anni come telegrafista: esperienza che ritorna nel racconto «Telegrafi dello Stato», raccolto nel volume «Il romanzo della fanciulla» (1886).

Nel 1882 si trasferisce a Roma e scrive per il «Capitan Fracassa» con lo pseudonimo Ciquita. Il 28 febbraio 1885 sposa il giornalista Edoardo Scarfoglio: insieme fondano il «Corriere di Roma» (1885), il «Corriere di Napoli» (1888) e il 16 marzo 1892 «Il Mattino», ancora oggi il principale quotidiano della città. Dopo la separazione, nel 1904, fonda e dirige «Il Giorno»: è la prima donna in Italia a fondare e dirigere un quotidiano. Per decenni tiene la rubrica di cronaca mondana «Mosconi». Muore a Napoli il 25 luglio 1927, alla scrivania, ed è sepolta nel cimitero di Poggioreale.

Che cosa racconta «Il ventre di Napoli»

Nel 1884 il colera colpisce duramente Napoli. Il presidente del Consiglio Agostino Depretis, in visita, pronuncia la frase «bisogna sventrare Napoli», che apre il libro e dà il via al piano di Risanamento. Serao risponde lo stesso anno con «Il ventre di Napoli», pubblicato a Milano da Treves.

Non è un romanzo ma un reportage. Serao entra nei quartieri bassi, Porto, Pendino, Mercato, Vicaria, e spiega come si vive davvero: le case senza luce e senz'acqua, il lavoro a giornata, le donne che lavorano in casa, il cibo dei poveri venduto per strada, l'usura, il banco dei pegni e soprattutto il lotto, la speranza settimanale di chi non ha altro. La tesi è netta: demolire non basta, perché il problema non sono i muri ma le condizioni di vita. Sventrare senza cambiare quelle significa spostare la miseria, non eliminarla.

Nell'edizione del 1906 (Napoli, Perrella) Serao aggiunge una seconda parte sul dopo: il Risanamento ha prodotto strade nuove e affari edilizi, mentre i poveri sono stati spinti dietro le facciate dei palazzi nuovi. Il libro è ancora in commercio in molte edizioni e si legge in un paio di sere.

Le altre opere

Tra i romanzi: «La conquista di Roma» (1885), «La virtù di Checchina» (1884), «Il paese di cuccagna» (1891), il grande romanzo sul lotto come ossessione collettiva, spesso indicato come il suo lavoro narrativo più riuscito, e «Suor Giovanna della Croce» (1901). Henry James ne scrisse con ammirazione. Fu candidata più volte al premio Nobel per la letteratura, senza ottenerlo.

I luoghi di Serao a Napoli

A ridosso della Galleria Umberto I c'è la piazzetta Matilde Serao, intitolata a lei. Per vedere il Napoli del suo libro bisogna andare nella zona del Risanamento: corso Umberto I, il «Rettifilo», è la strada nata dallo sventramento, e basta svoltare in uno dei vicoli laterali verso il Pendino o il Mercato per capire che cosa intendeva quando parlava di miseria nascosta dietro le facciate. Il percorso si fa a piedi da piazza Garibaldi a piazza Bovio in mezz'ora. La tomba è nel cimitero di Poggioreale.

Il giudizio storico

Su Serao pesa una contraddizione che la critica non ha mai risolto: una donna che conquistò con la scrittura una posizione allora impensabile e che, nei suoi scritti, sostenne posizioni conservatrici sul ruolo femminile e sul voto alle donne. Resta il fatto che «Il ventre di Napoli» è uno dei primi esempi italiani di giornalismo d'inchiesta sociale, e che a distanza di oltre un secolo se ne discute ancora.

Continua a leggere