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Anna Maria Ortese: «Il mare non bagna Napoli» — Letteratura e Napoli
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Anna Maria Ortese: «Il mare non bagna Napoli»

📍 Letteratura e Napoli 1953 · il libro che costò l'esilio

Una bambina miope riceve finalmente un paio di occhiali. Li inforca, guarda per la prima volta con chiarezza il cortile in cui è nata — e si sente male. In quella scena, poche pagine scritte nel 1953, c'è tutto il libro più spietato che sia mai stato scritto su questa città, e la ragione per cui alla sua autrice non fu mai perdonato.

Il libro

Non è un romanzo ma una raccolta di cinque testi tra racconto e reportage sulla Napoli del dopoguerra.

«Un paio di occhiali», il più celebre, racconta di Eugenia, bambina fortemente miope di una famiglia poverissima che riceve finalmente gli occhiali: quando li indossa, vede per la prima volta con nitidezza il cortile in cui vive, e la reazione non è gioia ma nausea. È una delle metafore più crudeli e perfette della letteratura italiana del Novecento.

«Il silenzio della ragione», la sezione più lunga, è un ritratto durissimo degli intellettuali napoletani di sinistra dell'epoca, descritti come inerti, compiaciuti, incapaci di incidere sulla realtà della città.

Il titolo

Il titolo è una dichiarazione: il mare, che dovrebbe essere la salvezza, la bellezza, l'apertura, non tocca davvero la vita della gente. Napoli è raccontata come una città che consuma i suoi abitanti, in cui la bellezza è un inganno.

Le conseguenze

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La reazione fu violentissima. Gli intellettuali napoletani ritratti nel libro — molti dei quali erano stati suoi amici — si sentirono traditi. Ortese fu di fatto emarginata dall'ambiente culturale della città e non vi tornò a vivere.

Ne parlò a lungo negli anni successivi, oscillando tra la rivendicazione di aver scritto la verità e il rimorso per il dolore causato a persone reali. Nell'edizione del 1994 aggiunse una nota in cui riconosceva di aver scritto in uno stato di sofferenza personale che aveva alterato lo sguardo.

La scrittrice

Ortese (1914-1998) visse gran parte della vita in condizioni economiche difficili, spostandosi tra molte città. Pubblicò opere di grande originalità: «L'Iguana» (1965), «Il porto di Toledo» (1975), «Il cardillo addolorato» (1993), che le valse un tardivo riconoscimento di pubblico.

Nel 1953 «Il mare non bagna Napoli» vinse il Premio Viareggio.

Perché leggerlo oggi

Perché è l'antidoto più efficace alla Napoli da cartolina, e perché pone una domanda che riguarda qualsiasi città molto raccontata: quanto la bellezza di un luogo serva anche a non guardare le condizioni di chi ci vive.

Va letto sapendo che è un libro parziale e scritto con rabbia — l'autrice stessa lo ammise. Ma è proprio quella parzialità a renderlo utile accanto ai racconti più affettuosi.

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