Due bambine in un cortile di periferia, negli anni Cinquanta, decidono di scendere fino al mare. Non ci arriveranno. Da quel pomeriggio mancato è nata una storia che sessant'anni e quattro romanzi dopo si legge in quaranta lingue — e che ha rimesso Napoli al centro del mondo partendo da un rione che sulle mappe turistiche non compare nemmeno.
La tetralogia segue per sessant'anni l'amicizia tra Elena Greco (Lenù) e Raffaella Cerullo (Lila), dalle bambine di un rione popolare degli anni Cinquanta fino alla vecchiaia.
È insieme il racconto di un rapporto femminile complesso e ambivalente, di un'ascesa sociale attraverso lo studio, e della storia italiana dal dopoguerra a oggi vista dalla periferia.
Il rione dei romanzi non è mai nominato esplicitamente, ma è ampiamente identificato con il Rione Luzzatti, quartiere di edilizia popolare nella zona di Gianturco, a est del centro. È un luogo lontanissimo dalle rotte turistiche: case popolari degli anni Venti, un cortile, una chiesa, la ferrovia.
La geografia dei romanzi è costruita su un'opposizione precisa: il rione come luogo chiuso e violento, e il centro — piazza dei Martiri, via Chiaia, il lungomare — come mondo altro, che le protagoniste raggiungono crescendo e da cui si sentono comunque estranee.
Elena Ferrante è uno pseudonimo e l'identità dell'autrice non è mai stata confermata. Tentativi giornalistici di rivelarla, in particolare un'inchiesta del 2016 basata su dati finanziari, sono stati largamente criticati come violazione di una scelta legittima.
L'autrice ha spiegato in più occasioni che l'anonimato serve a lasciare che siano i libri a parlare — e la questione è ormai parte del fenomeno stesso.
I romanzi e la serie hanno prodotto un turismo letterario reale: visite guidate sui luoghi dei libri, incluso il Rione Luzzatti. È un fenomeno che ha diviso: da un lato porta attenzione e reddito in zone che non ne avevano; dall'altro trasforma in attrazione un quartiere abitato, con i problemi che questo comporta per chi ci vive.
Prima della tetralogia, Ferrante aveva pubblicato «L'amore molesto» (1992), da cui Mario Martone trasse un film nel 1995, e «I giorni dell'abbandono» (2002). Dopo, «La vita bugiarda degli adulti» (2019), ambientato tra il Vomero borghese e la Napoli bassa.
La spiegazione più convincente è che i romanzi raccontino qualcosa di universale — l'amicizia come rapporto di amore e competizione, la fuga dalle proprie origini, il prezzo dell'emancipazione — attraverso un luogo descritto con precisione assoluta. È il paradosso della buona letteratura: più il posto è specifico, più la storia diventa di tutti.