C'è un palazzo su Spaccanapoli con un portone sempre socchiuso e una biblioteca dentro che vale una vita di lavoro. Per mezzo secolo, chiunque in Italia avesse qualcosa da dire in filosofia, storia o letteratura, prima o poi ha salito quelle scale. Croce non era napoletano di nascita — e proprio per questo la sua scelta di restare qui dice qualcosa di importante sulla città.
Benedetto Croce nasce a Pescasseroli, in Abruzzo, nel 1866, da famiglia agiata di origini molisane e napoletane.
Nel 1883, durante il terremoto di Casamicciola a Ischia, perde in pochi istanti i genitori e la sorella; lui stesso resta sepolto sotto le macerie per ore. Ha diciassette anni.
Si trasferisce a Roma da uno zio e poi, definitivamente, a Napoli, dove vivrà per il resto della vita.
Dal 1886 abita a Palazzo Filomarino, nella strada che oggi porta il suo nome, a Spaccanapoli. La casa diventa la sua biblioteca, il suo studio e il centro di una rete intellettuale che si estende a tutta Europa.
Nel 1903 fonda la rivista «La Critica», che dirigerà per quarant'anni e che diventa lo strumento con cui orienta il dibattito culturale italiano.
La sua filosofia — l'idealismo storicista — distingue quattro forme dello spirito: estetica, logica, economica ed etica. L'opera che lo rende celebre è l'«Estetica» del 1902, dove definisce l'arte come intuizione e espressione.
Scrisse anche molto sulla città e sul Mezzogiorno: «Storia del Regno di Napoli», «La rivoluzione napoletana del 1799», e innumerevoli saggi di erudizione locale che restano ancora oggi punti di riferimento.
Nel 1925 redige il «Manifesto degli intellettuali antifascisti», risposta diretta al manifesto di Gentile. È un atto pubblico e isolato: da quel momento vive sorvegliato, la sua casa viene devastata da squadristi nel 1926, ma il regime non osa arrestarlo.
Dopo la caduta del fascismo partecipa alla vita politica della nuova Italia e siede all'Assemblea Costituente.
Nel 1946 fonda a Palazzo Filomarino l'Istituto Italiano per gli Studi Storici, che esiste ancora e che ospita giovani ricercatori da tutto il mondo. La biblioteca, con oltre centomila volumi, è consultabile.
Il suo predominio culturale fu tale che gran parte della cultura italiana del Novecento si è definita per adesione o per reazione a lui. Anche questo, in fondo, è un modo di misurare l'influenza di una città.