Due colonne corinzie, altissime, sopravvissute a un terremoto e a duemila anni: sono l'ultimo pezzo del tempio romano dei Dioscuri, e stanno ancora lì, incastonate nella facciata di una chiesa barocca. Napoli non ha mai demolito il proprio passato. Se l'è portato dentro.
Nel I secolo d.C. su questo punto — il cuore dell'agorà greca, poi foro romano — sorgeva il tempio dei Dioscuri, Castore e Polluce. Il pronao con otto colonne corinzie restò in piedi per secoli, riutilizzato dalla chiesa cristiana costruita nell'VIII-IX secolo.
Il terremoto del 1688 fece crollare quasi tutto il pronao. Sopravvissero due colonne, che si vedono ancora oggi ai lati dell'ingresso, e alcuni frammenti del frontone conservati all'interno.
L'edificio attuale fu costruito a partire dal 1583 dai Teatini, ordine fondato da san Gaetano Thiene — a cui è intitolata la piazza — su progetto di Francesco Grimaldi.
L'interno è a tre navate, ampio e luminoso, con affreschi di Massimo Stanzione nella navata centrale.
La sagrestia è il vero motivo per entrare. Fu affrescata da Francesco Solimena tra il 1689 e il 1690 con la «Caduta di Simon Mago» e la «Conversione di San Paolo»: è considerata uno dei vertici della pittura barocca napoletana.
Solimena aveva poco più di trent'anni e questo ciclo lo impose come il pittore più importante della città.
Piazza San Gaetano, su via dei Tribunali, esattamente al centro del decumano maggiore. Di fronte c'è l'ingresso di Napoli Sotterranea, e a pochi metri San Lorenzo Maggiore con i suoi scavi del mercato romano.
L'ingresso alla chiesa è libero. Verifica gli orari, perché come molte chiese del centro chiude nel primo pomeriggio.