Si scende centoquaranta gradini e la città sopra sparisce. Non si sente più niente: né i motorini, né le voci, né il traffico di via dei Tribunali. Resta solo il tufo giallo, tagliato a mano venticinque secoli fa, e l'eco dei propri passi. Napoli ha una gemella sotterranea, e ha la sua stessa età.
I greci cominciarono a cavare il tufo per costruire la città in superficie. Le cave svuotate divennero cisterne, collegate tra loro da cunicoli, e i romani ampliarono il sistema fino a farne l'acquedotto che avrebbe servito Napoli per oltre duemila anni.
L'acqua arrivava dalle sorgenti del Serino, in Irpinia, e veniva distribuita a un reticolo di pozzi: ogni palazzo aveva il suo, e i pozzari — gli uomini che scendevano a manutenere i condotti — erano una categoria professionale riconosciuta.
Il sistema restò in funzione fino all'epidemia di colera del 1884, quando fu dichiarato non più sicuro e dismesso in favore dell'acquedotto moderno del Serino.
Le cavità furono in gran parte dimenticate, e in parte usate come discariche.
Durante la Seconda guerra mondiale furono riaperte e trasformate in rifugi antiaerei. Napoli fu la città italiana più bombardata: durante le incursioni migliaia di persone vivevano qui sotto per giorni.
Sulle pareti si vedono ancora scritte, disegni, giocattoli, brandine, sanitari improvvisati. Sono le tracce più commoventi della visita: la vita quotidiana di una città rifugiata sotto sé stessa.
Parte del percorso passa per un cunicolo largo poco più di cinquanta centimetri, che si attraversa con una candela in mano. È facoltativo, ma è la parte che tutti ricordano. Chi soffre di claustrofobia può aspettare i compagni in una sala.
La visita include l'accesso ai resti del teatro greco-romano di Neapolis, inglobati nei palazzi di vico Cinquesanti: ci si entra attraverso il basso di un'abitazione privata. Qui, secondo Svetonio, si esibì l'imperatore Nerone.
Ingresso in via dei Tribunali 68, visita solo con guida, circa novanta minuti. La temperatura sotto è costante sui 15-16 gradi tutto l'anno: d'estate porta qualcosa di leggero da coprirsi. Scarpe chiuse obbligatorie.
Ci sono molti gradini e nessun ascensore: non è accessibile a chi ha difficoltà motorie.