Un uomo raccoglie per tutta la vita quello che ama — armature, maioliche, ritratti, libri — e poi, invece di lasciarlo agli eredi, lo regala alla propria città. Nel 1888 a Napoli è successo davvero, e la collezione è ancora lì, disposta più o meno come lui l'aveva pensata. È un museo piccolo, poco visitato, e ha il calore di una casa.
Gaetano Filangieri junior, principe di Satriano, era nipote del giurista illuminista Gaetano Filangieri, autore della «Scienza della legislazione» — un'opera letta e ammirata da Benjamin Franklin.
Nel 1888 donò al Comune di Napoli la propria collezione e il palazzo che l'ospitava, con l'intento esplicito di creare un museo aperto al pubblico e destinato all'educazione degli artigiani della città.
La sede è Palazzo Como, edificio rinascimentale del Quattrocento, con la caratteristica facciata a bugnato in piperno.
Durante il Risanamento ottocentesco l'allargamento di via Duomo ne avrebbe imposto la demolizione: fu invece smontato pietra per pietra e ricostruito arretrato di circa venti metri. È uno dei rari casi italiani di traslazione integrale di un edificio storico.
Armi e armature europee e orientali, porcellane e maioliche, dipinti dal Cinquecento all'Ottocento, mobili, oggetti d'arte applicata, e una biblioteca specializzata.
L'allestimento conserva il gusto ottocentesco dell'accumulo per tipologia, che oggi è esso stesso un documento storico su come si concepiva un museo alla fine del XIX secolo.
Nel 1943 il museo subì gravi danni e saccheggi: parte delle collezioni, messe al riparo altrove, andò perduta. Quello che si vede oggi è il risultato di un lungo lavoro di recupero.
Via Duomo 288, a due passi dal Duomo e da San Gregorio Armeno, in una delle zone più battute del centro storico — eppure quasi sempre vuoto. Se cerchi mezz'ora di silenzio in mezzo alla folla dei decumani, questo è il posto.