Sotto la collina di Capodimonte, scavati nel tufo, corrono due piani di gallerie larghe come strade. Ci sono affreschi che hanno milleottocento anni, volti dipinti che guardano ancora, e il silenzio che solo la roccia sa fare. Qui riposò il corpo di San Gennaro, e da qui la Sanità ha ricominciato a raccontarsi.
Le catacombe nascono nel II secolo come sepolcro di una famiglia nobile, poi ampliate quando vi fu traslato il corpo di San Gennaro nel V secolo, diventando meta di pellegrinaggio.
Si sviluppano su due livelli e coprono una superficie eccezionale: sono le catacombe più estese dell'Italia meridionale, con gallerie ampie e alte, molto diverse dai cunicoli stretti di quelle romane.
La sequenza pittorica copre quasi mille anni, dal II al X secolo, ed è di enorme valore documentario. Tra le immagini più celebri, la più antica raffigurazione conosciuta di San Gennaro con l'aureola e i monogrammi accanto al volto.
Vi si trovano anche la Basilica di Sant'Agrippino, ricavata nella roccia, e la cosiddetta cripta dei vescovi.
Per decenni le catacombe sono rimaste chiuse e abbandonate. Dal 2006 sono gestite dalla cooperativa La Paranza, nata da un gruppo di giovani del rione Sanità con il sostegno della comunità parrocchiale.
Il progetto ha creato lavoro nel quartiere, riportato migliaia di visitatori in una zona che il turismo evitava, e viene citato come uno dei casi italiani più riusciti di rigenerazione dal basso attraverso il patrimonio culturale.
Solo con guida, in gruppi, per circa un'ora. La temperatura sotto è costante e fresca tutto l'anno: d'estate è una benedizione, d'inverno serve una felpa. Scarpe chiuse consigliate.
Il biglietto è cumulativo con le Catacombe di San Gaudioso, poco distanti, sotto la Basilica di Santa Maria della Sanità.