Sta su uno scoglio, davanti al lungomare, e sembra galleggiare. È il punto esatto in cui Napoli è cominciata: qui, sull'isolotto di Megaride, approdarono i coloni greci di Cuma. Tutto quello che la città è diventata dopo — i decumani, le chiese, i vicoli, il porto — è partito da questo scoglio.
Il nome viene da una leggenda medievale tenacissima. Virgilio, che a Napoli non era ricordato come poeta ma come mago protettore della città, avrebbe nascosto nelle fondamenta un uovo dentro un'ampolla: finché l'uovo fosse rimasto intatto, il castello e Napoli sarebbero rimasti in piedi.
La leggenda era presa così sul serio che nel Trecento, dopo un crollo, la regina Giovanna I dovette dichiarare pubblicamente di aver sostituito l'uovo per calmare la città.
Nel I secolo a.C. il patrizio romano Lucio Licinio Lucullo vi costruì una villa lussuosissima, celebre per i banchetti. Nel V secolo divenne rifugio dell'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo, deposto e confinato qui.
Nel Medioevo i monaci basiliani vi fondarono un monastero, poi normanni, angioini e aragonesi lo trasformarono nella fortezza militare che si vede oggi.
L'ingresso è gratuito, ed è uno dei fatti meno noti e più utili della città. Si sale lungo rampe e camminamenti fino alle terrazze superiori, da cui si abbraccia il golfo intero: il Vesuvio a sinistra, Posillipo a destra, Capri all'orizzonte nelle giornate limpide.
Ai piedi del castello c'è il Borgo Marinari, piccolo porto con barche e ristoranti a un metro dall'acqua: uno degli scorci più cinematografici di Napoli.
Al tramonto, senza dubbio. La luce arriva da ovest, illumina il Vesuvio di rosa e accende il golfo. È gratis, dura venti minuti e resta tra i ricordi più forti che ci si porta via da questa città.
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