Castel Sant'Elmo
Da lassù la città si legge come una mappa: il reticolo del centro antico, il porto, il Vesuvio, Posillipo e dall'altra parte i Campi Flegrei. Pochi posti a Napoli fanno vedere così tanto in una volta sola, ed è il motivo per cui la maggior parte della gente sale qui.
Dalla torre angioina alla stella spagnola
Sulla collina, chiamata allora di Sant'Erasmo, c'era già una torre d'avvistamento d'epoca normanna. Nel 1329 Roberto d'Angiò fa costruire un palazzo fortificato, con il coinvolgimento di Tino di Camaino e Francesco de Vito; i lavori si chiudono nel 1343. La forma che vediamo oggi è però spagnola: dal 1537 il viceré don Pedro de Toledo fa ricostruire la fortezza su progetto dell'architetto militare Pedro Luis Escrivá, con una pianta a stella a sei punte. I lavori finiscono intorno al 1546-1547. Sopra la porta d'ingresso c'è ancora l'aquila imperiale di Carlo V.
La stella non è un vezzo: con quei bastioni sporgenti l'artiglieria poteva coprire ogni lato delle mura senza angoli ciechi, secondo le regole della fortificazione moderna di quel secolo.
Più carcere che castello
Sant'Elmo non è mai stato una residenza di corte. È stato soprattutto una fortezza militare e una prigione. Vi fu rinchiuso il filosofo Tommaso Campanella, nei primi anni del Seicento; nel 1799 ospitò i prigionieri della Repubblica napoletana; nel Risorgimento ci passarono patrioti come Carlo Poerio e Silvio Spaventa. L'uso militare è durato fino al 1952. Dopo un lungo restauro il castello è stato aperto al pubblico nel 1988.
Cosa si vede oggi
La cosa più bella sono i camminamenti sulla sommità, la piazza d'armi che gira tutto intorno alla stella con la vista a 360 gradi. Dentro c'è la chiesa di Sant'Erasmo e, dal 2010, il Museo del Novecento a Napoli: oltre 170 opere di circa novanta artisti napoletani o attivi in città dal 1910 al 1980, dal Futurismo alla Transavanguardia. È un museo piccolo e poco affollato, utile per capire che l'arte a Napoli non si ferma al Seicento. Nel castello si tengono spesso mostre ed eventi temporanei.
Orari e biglietti
La pagina del Ministero della Cultura indica il castello aperto dalle 8:30 alle 19:30 con chiusura il martedì, e il Museo del Novecento con un orario più breve (9:30-18:30, ultimo ingresso 17:30). Altre pagine ufficiali riportano orari diversi, quindi verificate sul sito della Direzione regionale Musei nazionali Campania il giorno prima. Con il maltempo il sito può restare chiuso. Il biglietto si compra in sede o sul portale Musei Italiani; ingresso ridotto per i 18-25 anni, gratuito per i minori e, di norma, la prima domenica del mese.
Come arrivare
La funicolare di Montesanto, che arriva alla fermata Morghen a pochi minuti dal castello, è chiusa dal 15 maggio 2026 per la revisione ventennale; al suo posto ANM fa girare un bus sostitutivo fra piazzetta Montesanto, corso Vittorio Emanuele, via Morghen e Vanvitelli. Nel frattempo si sale con la Centrale (piazza Fuga) o la Chiaia (via Cimarosa), oppure con la metro Linea 1 fino a Vanvitelli, e poi a piedi in salita fino a via Tito Angelini. Le funicolari a volte sono ferme per manutenzione: controllate gli avvisi ANM. Il castello è a due passi dalla Certosa di San Martino e le due visite si fanno bene nella stessa mattina; per tornare giù a piedi c'è la Pedamentina.
Perché si chiama così
Il nome viene da una chiesetta dedicata a Sant'Erasmo che sorgeva sulla collina: nel parlato Erasmo diventò Ermo e poi Elmo. Lo stesso santo dà il nome ai «fuochi di Sant'Elmo» dei marinai.
Consigli per la visita
Si entra da una rampa ripida che passa sotto la porta fortificata: niente di impegnativo, ma con scarpe comode si sta meglio, perché in cima si cammina parecchio. Fuori dal castello, il belvedere di Largo San Martino è gratuito e guarda sullo stesso panorama da un'altra angolazione.
Il momento giusto
Una giornata limpida d'inverno o dopo la pioggia, quando l'aria è pulita e si vede fino a Capri. In estate meglio la mattina presto: in cima c'è poca ombra.