Cinque giorni sono la durata in cui Napoli smette di essere una città da visitare e comincia a essere una città in cui si sta. È il primo formato che permette di alternare i grandi luoghi e le giornate lente, e soprattutto di uscire dai confini comunali senza sacrificare il centro.
La struttura che funziona meglio è alternare: un giorno denso in città, un giorno fuori, e così via. Napoli è faticosa — rumore, salite, folla — e due giornate piene consecutive nel centro storico logorano chiunque.
Decumani, Cappella Sansevero, Santa Chiara, San Lorenzo Maggiore con gli scavi sottostanti, San Gregorio Armeno. Pranzo con la pizza, pomeriggio nella Napoli Sotterranea, sera a piazza Bellini. È la giornata più intensa e va messa per prima, quando l'energia è massima.
Il primo giorno fuori. Con la Circumvesuviana si raggiungono entrambe in meno di un'ora. Il consiglio meno ovvio: se puoi vederne solo una con calma, scegli Ercolano — è più piccola, molto meglio conservata (case a due piani, travi di legno carbonizzate, mosaici intatti) e si visita in due ore senza estenuarsi. Pompei richiede almeno tre-quattro ore e un piano preciso, altrimenti si finisce per camminare a caso in un'area enorme.
Chi ha energia può aggiungere la salita al Vesuvio nel pomeriggio: il cratere si raggiunge con una camminata di venti-trenta minuti dal piazzale dei bus.
Mattina al Museo Archeologico Nazionale: tre ore ben spese, perché è qui che si trova davvero il materiale di Pompei visto il giorno prima — mosaici, affreschi, bronzi. Il collegamento tra le due giornate rende entrambe più comprensibili.
Pomeriggio in salita: funicolare per il Vomero, Certosa di San Martino con il presepe Cuciniello e la sua quadreria, poi Castel Sant'Elmo per il panorama più completo sulla città. Sera: cena in zona Vomero, che è la Napoli dei napoletani, senza turisti.
Un giorno intero per una sola isola, partendo con la prima corsa. Procida se vuoi camminare e vedere un'isola ancora abitata da chi ci vive davvero; Capri se cerchi lo scenario e un giro in barca; Ischia se vuoi spiagge di sabbia e terme.
L'errore da evitare è provarne due in un giorno: si passa più tempo in porto che sull'isola.
L'ultima giornata è quella che quasi nessun itinerario di tre giorni riesce a includere, ed è forse la più bella. La mattina a Posillipo: il Parco Virgiliano, la discesa a Marechiaro, il Parco Sommerso della Gaiola con le ville romane sommerse.
Il pomeriggio nei Campi Flegrei: la Solfatara di Pozzuoli, l'Anfiteatro Flavio (il terzo più grande d'Italia, con i sotterranei intatti), il lago d'Averno che gli antichi consideravano l'ingresso agli inferi, e Baia con il suo parco archeologico sommerso, visitabile in barca con fondo trasparente.
Chi si ferma tre giorni torna a casa con la Napoli delle cartoline. Chi arriva al quinto giorno ha visto anche l'area flegrea, ha capito che tutta questa terra è un unico sistema vulcanico e che il rapporto della città con il fuoco sotterraneo non è un dettaglio pittoresco ma la ragione stessa della sua storia. È da lì che nasce la differenza tra aver visitato Napoli e averla capita.