Sotto Napoli c'è un'altra Napoli, e non è una metafora turistica: è un sistema di cavità che si estende per centinaia di chilometri, scavato ininterrottamente per venticinque secoli. Nessun'altra grande città europea ha un sottosuolo comparabile per estensione e per continuità d'uso.
La ragione è geologica. Napoli sorge su tufo giallo, una roccia vulcanica tenera da scavare e resistente una volta esposta all'aria: il materiale da costruzione perfetto. Per secoli, chi costruiva una casa scavava la pietra da sotto il punto in cui la stava tirando su — e lasciava una cavità.
Furono i coloni greci a iniziare, nel V secolo a.C., estraendo il tufo per le mura e gli edifici di Neapolis. Le cave svuotate vennero poi riutilizzate come cisterne per la raccolta dell'acqua piovana.
I romani collegarono le cisterne in un sistema idrico unitario, alimentato dall'acquedotto del Serino, che portava acqua da oltre settanta chilometri di distanza. Il sistema restò in funzione, con manutenzioni successive, fino al colera del 1884, quando l'acqua dei pozzi fu finalmente giudicata insalubre e la rete venne dismessa.
Per tutto quel tempo esisteva una figura professionale specifica, il pozzaro, che scendeva nei cunicoli per la manutenzione: entrava dalle case, dai pozzi interni ai palazzi, ed è da qui che nasce buona parte della mitologia napoletana sul «munaciello», lo spiritello che appariva nelle abitazioni.
Durante la Seconda guerra mondiale le cavità furono adattate a rifugi antiaerei, e Napoli — la città più bombardata d'Italia, con oltre duecento incursioni — vi trasferì letteralmente la propria vita quotidiana per mesi. Nelle visite si vedono ancora i giacigli, i graffiti, gli oggetti lasciati: è la parte che colpisce di più i visitatori.
Napoli Sotterranea (piazza San Gaetano): il percorso classico, quaranta metri di profondità, cisterne e rifugi, con un tratto stretto da attraversare con la candela. Circa un'ora e mezza, solo con guida.
Galleria Borbonica: il tunnel militare voluto da Ferdinando II nel 1853 per collegare il Palazzo Reale alla zona militare, mai completato. Riscoperto negli anni Duemila, contiene auto e moto d'epoca abbandonate lì per decenni.
Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso (rione Sanità): il complesso paleocristiano più grande del Sud Italia, con affreschi dal II secolo. Gestite da cooperative del quartiere.
Cimitero delle Fontanelle: l'ossario in una cava di tufo dove si praticava il culto delle «anime pezzentelle» — i napoletani adottavano un teschio anonimo, lo curavano e ne chiedevano protezione. Ingresso gratuito.
Santa Luciella ai Librai: piccola chiesa con cripta e il celebre «teschio con le orecchie».
Sotto si sta costantemente sui sedici gradi: d'estate è una benedizione, d'inverno serve una felpa. Scarpe chiuse sempre. Alcuni passaggi sono molto stretti — la Napoli Sotterranea offre un percorso alternativo più largo per chi soffre di claustrofobia. Quasi tutti i siti sono visitabili solo con guida e con orari fissi: prenota, soprattutto nei fine settimana.