Ventiquattro ore a Napoli sono poche, ma non pochissime — a una condizione: scegliere una città sola. Il centro storico greco-romano e la Napoli monumentale borbonica sono due città diverse, distanti venti minuti a piedi ma con due anime che non si mescolano. Provare a farle entrambe bene in un giorno significa farle male tutte e due.
Questo itinerario sceglie il centro storico, perché è la parte più densa e più irripetibile, e concede alla Napoli monumentale solo il finale sul lungomare — che d'altronde è gratis e non richiede code.
Si comincia con una sfogliatella e un caffè al banco. Riccia (croccante, sfogliata) o frolla (morbida): la prima è la versione originale, la seconda quella nata dopo per chi la trovava troppo aggressiva. Bere il caffè al banco, in piedi, costa meno e ti mette immediatamente nel ritmo giusto.
Entra nel centro antico da piazza Bellini o da via Duomo e cammina lungo i decumani. La prima ora del mattino è la sola in cui questa parte di città è percorribile con calma: le botteghe stanno aprendo, le consegne passano con i carrelli, e le chiese sono quasi vuote.
Priorità assoluta: la Cappella Sansevero, dove c'è il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino (1753). È piccola e si visita in trenta-quaranta minuti, ma va prenotata online in anticipo, perché entro le dieci del mattino i posti della giornata sono spesso esauriti.
Santa Chiara: la chiesa è gratuita, il chiostro maiolicato settecentesco si paga a parte e vale il biglietto, soprattutto in una giornata di sole. San Lorenzo Maggiore: sotto il pavimento della chiesa si cammina dentro il mercato greco-romano, con la strada lastricata e le botteghe ancora leggibili. È il modo più rapido per capire che Napoli è una città costruita su sé stessa.
Se il tempo stringe, scegline una: Santa Chiara se cerchi bellezza, San Lorenzo se cerchi archeologia.
La strada delle botteghe del presepe è affollata in qualsiasi stagione, ma attraversarla è comunque parte dell'esperienza. Il consiglio è non fermarsi solo lì: i vicoli laterali, meno battuti, sono dove si vede la vita reale del quartiere.
A Napoli la pizza a pranzo è normale e le pizzerie storiche lavorano a pieno regime. La regola pratica: se la fila è composta soprattutto da napoletani, sei nel posto giusto; se puoi scegliere, siediti invece di prendere il classico portafoglio da passeggio — la margherita mangiata al tavolo, appena uscita dal forno, è tutta un'altra cosa.
Qui l'itinerario si biforca, e vanno scelte una sola strada. Sotto terra: la Napoli Sotterranea, un'ora e mezza tra cisterne e rifugi antiaerei, ideale se fa molto caldo o piove. Museo Archeologico: la collezione Farnese e i reperti di Pompei ed Ercolano, per chi vuole capire il contesto antico. Capodimonte: reggia, pinacoteca e parco, la scelta migliore se cerchi calma e grandi capolavori.
Scendi verso piazza del Plebiscito, attraversa la Galleria Umberto I, e poi punta al mare. La passeggiata su via Caracciolo fino a Castel dell'Ovo — con il Vesuvio a destra e il tramonto sull'acqua — è la cosa che la maggior parte delle persone ricorda di più, e non costa nulla. L'ingresso a Castel dell'Ovo è gratuito.
Il Borgo Marinari ai piedi del castello è il posto più scenografico per cenare. Se preferisci l'atmosfera del centro storico, torna verso piazza Bellini. In entrambi i casi, prima di rientrare, cerca un banco di frittatine e crocchè: due euro, in piedi, ed è il modo napoletano di chiudere una giornata.
In un giorno solo: niente Pompei (serve mezza giornata piena), niente isole (serve un giorno intero), niente Vesuvio. Sono le tre cose che fanno saltare il programma a chi prova a incastrarle. Se hai davvero solo 24 ore, il centro storico più il lungomare è la combinazione che rende di più.