Il Seicento napoletano è uno dei momenti più intensi della storia dell'arte europea, e la città ne conserva le tracce con una densità che poche altre possono vantare. Napoli era allora una delle capitali più popolose del continente, capitale di un vicereame spagnolo, e quella ricchezza si tradusse in una committenza artistica imponente.
Il barocco napoletano ha però un carattere suo, riconoscibile: meno teatrale di quello romano, più materico. Qui il protagonista è il marmo commesso — intarsi policromi che rivestono interi altari e pareti — e una gestione della luce che deriva direttamente da Caravaggio.
Caravaggio arriva a Napoli nel 1606, in fuga da Roma dopo una condanna per omicidio. Ci resta a più riprese e lascia opere che ribaltano la pittura locale.
Le Sette opere di Misericordia, al Pio Monte della Misericordia, sono ancora nella collocazione originale per cui furono dipinte: è uno dei pochissimi casi al mondo in cui si vede un Caravaggio esattamente dove l'artista lo aveva pensato, con la luce per cui era stato calcolato.
Il Martirio di sant'Orsola, sua ultima opera, si trova nelle Gallerie d'Italia. La Flagellazione è a Capodimonte.
L'effetto di quel passaggio si vede nella generazione successiva: Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Massimo Stanzione, e più tardi Luca Giordano e Francesco Solimena.
Certosa di San Martino: probabilmente il punto più alto. La chiesa è un catalogo del barocco napoletano — marmi, affreschi, intarsi — e il chiostro grande è uno spazio di calma assoluta. Da non perdere il presepe Cuciniello, capolavoro settecentesco.
Gesù Nuovo: la facciata a bugne piramidali, riutilizzata da un palazzo rinascimentale, contrasta violentemente con l'interno, che è un'esplosione di marmi e affreschi.
San Gregorio Armeno (la chiesa, non solo la strada): interni sontuosi, soffitto dorato, uno degli ambienti più ricchi della città.
Sant'Anna dei Lombardi: conserva il Compianto sul Cristo morto, gruppo in terracotta a grandezza naturale del Quattrocento, e la sagrestia affrescata da Giorgio Vasari.
Cappella Sansevero: settecentesca più che barocca, ma è l'esito estremo di quella cultura — il Cristo Velato di Sanmartino, la Pudicizia, il Disinganno.
Un capitolo a sé sono le scale aperte dei palazzi settecenteschi, dove l'architetto Ferdinando Sanfelice portò a un livello scenografico unico l'idea di trasformare il vano scala in spettacolo. Il Palazzo dello Spagnolo e il Palazzo Sanfelice, entrambi al rione Sanità, si visitano liberamente dal cortile e sono gratuiti.
Mattina: Gesù Nuovo, Santa Chiara, San Domenico Maggiore, Cappella Sansevero, Pio Monte della Misericordia (Caravaggio). Pomeriggio: funicolare al Vomero per la Certosa di San Martino, che da sola richiede due ore. Se avanza tempo, discesa verso la Sanità per le scale di Sanfelice.
È una giornata densa, ma sono tutti luoghi vicini tra loro, e la maggior parte delle chiese non ha biglietto d'ingresso.