Il Natale è il momento dell'anno in cui Napoli è più sé stessa. Non per le luminarie — quelle ci sono ovunque — ma perché il presepe qui non è una decorazione stagionale: è una forma d'arte con una tradizione documentata di oltre quattro secoli, e c'è una filiera artigiana che ci lavora tutto l'anno.
Il rovescio della medaglia è l'affollamento, che nel centro storico tra metà dicembre e l'Epifania raggiunge livelli seri. Questa guida serve soprattutto a orientarsi in mezzo a quello.
La strada delle botteghe del presepe è la meta più affollata d'Italia in questo periodo. Il consiglio pratico è netto: vai la mattina presto, tra le nove e le dieci. Gli artigiani stanno aprendo, si riesce a entrare nei laboratori e a parlare con loro, e capisci che non è una fiera ma un mestiere.
Dal pomeriggio in poi la strada diventa un corridoio a senso unico in cui ci si muove a passo d'uomo. Nei weekend di dicembre l'accesso viene spesso regolato dalle autorità con percorsi obbligati.
Sui banchi trovi le figure tradizionali — pastori, Benino il dormiente, il pescatore, i Re Magi — accanto alle statuine satiriche di personaggi dell'attualità, che sono ormai una tradizione nella tradizione.
Se le botteghe sono lo spettacolo, i presepi storici sono la sostanza. Il presepe Cuciniello, alla Certosa di San Martino, è il capolavoro assoluto del genere: un allestimento settecentesco con centinaia di figure, ambientato in un paesaggio che mescola sacro e vita quotidiana napoletana. Da solo giustifica la salita al Vomero.
Altri presepi notevoli si trovano nelle chiese del centro e a Palazzo Reale, con affollamento infinitamente minore rispetto a San Gregorio Armeno.
La pasticceria natalizia napoletana è una stagione a sé e sparisce a gennaio. Struffoli: palline di pasta fritta con miele e diavulilli. Roccocò: durissimi, a forma di ciambella, con mandorle e pisto (la miscela di spezie natalizia). Mostaccioli: romboidali, glassati al cioccolato. Susamielli: a forma di S, con miele e mandorle. Raffiuoli: pasta di savoiardo con glassa bianca.
Il pranzo di Natale ha una struttura codificata: la vigilia è di magro e ruota attorno al pesce — il capitone è il piatto simbolo — mentre il 25 arrivano la minestra maritata e i piatti di carne.
Piazza del Plebiscito ospita installazioni natalizie, la Galleria Umberto I con la cupola illuminata è particolarmente scenografica in questo periodo, e via Toledo diventa una passeggiata sotto le luci — molto affollata la sera nel fine settimana.
Fuori dal circuito natalizio, dicembre e gennaio sono un ottimo momento per visitare Napoli: musei e chiese hanno molta meno gente rispetto all'estate, la luce invernale sul golfo è la migliore dell'anno, e la temperatura raramente scende sotto gli otto gradi.
La strategia migliore è quindi mista: mattina nei luoghi del Natale, pomeriggio nei musei e nelle chiese che in agosto sarebbero pieni. Nella stessa giornata si vedono due Napoli diverse.
L'8 dicembre apre di fatto la stagione. Il 6 gennaio, l'Epifania, la chiude. Tra il 24 e il 26 dicembre molti musei e quasi tutte le attività commerciali riducono gli orari o chiudono: se il viaggio cade in quei giorni, verifica le aperture in anticipo, perché è il periodo in cui è più facile trovare porte chiuse.